FISIO 2000 https://www.fisio2000.it Ricerca e tecnologia applicata alla riabilitazione Tue, 04 Mar 2025 08:04:02 +0000 it-IT hourly 1 Carezze fatate: la maglia rosa non si affida alle prove scientifiche https://www.fisio2000.it/carezze-fatate-la-maglia-rosa-non-si-affida-alle-prove-scientifiche https://www.fisio2000.it/carezze-fatate-la-maglia-rosa-non-si-affida-alle-prove-scientifiche#comments Sun, 19 May 2019 12:23:42 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1354 Fare certe dichiarazioni è anti-scientifico, divulgarle è pericoloso

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Ancora una volta la Gazzetta dello Sport scrive sulle sue colonne a proposito della salute degli atleti, nello specifico delle cure a cui si sottopongono. Questa volta è il turno del ciclismo, nel momento dell’anno di massima popolarità dello sport a due ruote, vale a dire dopo una settimana dal via del Giro d’Italia.
Proprio nei momenti di massimo interesse di uno sport popolare come il ciclismo si dovrebbe prestare particolare attenzione alle informazioni divulgate, in virtù dell’effetto di amplificazione che ogni notizia può avere su ogni target di età.
A seguito della pubblicazione dell’articolo su Vincenzo Nibali (consultabile anche online al seguente link), sento il dovere etico e professionale di fare alcune riflessioni e soprattutto porre l’attenzione verso gli effetti che articoli del genere possono produrre sui pazienti.
Sin dal sottotitolo si parla di posizione “fuori asse” del bacino e delle presunte problematiche che ne deriverebbero. La letteratura scientifica ha smentito la credenza secondo la quale il mal di schiena sia causato da qualcosa “fuori posto” o dalla colonna vertebrale “disallineata”, tantomeno da un bacino “asimmetrico” o da una differenza di lunghezza degli arti inferiori (rif. 1, 2, 3).
Si tratta quindi di supposizioni false, basate su vecchie credenze e superate dalla ricerca scientifica.
Più avanti nell’articolo si legge, a proposito della metodologia di valutazione funzionale messa in atto, che “la spina vertebrale sia allineata”. Anche in questo caso si tratta di affermazioni prive di alcun fondamento scientifico in quanto, da articoli pubblicati perfino dagli stessi osteopati, emerge una scarsa abilità diagnostica delle procedure per identificare i punti di repere anatomici attraverso l’uso delle mani ( rif. 4, 5, 6, 7, 8) e, più nello specifico, del metodo utilizzato per identificare le asimmetrie del bacino (rif. 9, 10).
In sostanza se un esaminatore “A” sostenesse che il bacino di una persona sia ruotato a destra (ammesso e non concesso che da solo questo fattore possa essere causa o predisposizione per una determinata condizione clinica patologica), un esaminatore “B” potrebbe sostenere esattamente l’opposto. Inoltre lo stesso esaminatore A potrebbe ottenere due risultati differenti se misurasse la rotazione del bacino della stessa persona a distanza di alcuni giorni (in assenza di chiari fattori che possano essere intervenuti su questo parametro).
Sostanzialmente, se lanciassimo una monetina in aria e scommettessimo sull’esito della rotazione del bacino, avremmo più o meno le stesse probabilità di “indovinare” il risultato rispetto a quelle dell’esaminatore citato come esempio.
Chiarire questo aspetto circa le “rotazioni del bacino” sarebbe già ampiamente sufficiente per dire che si sta parlando di un “non problema” nella maggior parte dei casi (fatto salvo per deformità ed asimmetrie vertebrali evidenti di cui mi auguro non siano affetti i ciclisti in cura da questo osteopata e nello specifico l’atleta italiano a cui si fa riferimento nell’articolo).
Proseguendo nell’articolo si cita la “*craniosacrale*”… ma di cosa si tratta realmente? Nell’articolo viene testualmente riportata la definizione di “trattamento in cui si mette in relazione l’osso occipitale con il sacro e si riesce ad attivare e favorire i meccanismi di rigenerazione lavorando su una componente del sistema neurovegetativo che è quella parasimpatica”.
In effetti è una tecnica mente-corpo che prevede l’uso di un tocco manuale “gentile” per il rilascio di restrizioni della fascia anatomica tra il cranio e l’osso sacro (rif. 11) con effetti benefici anche sul sistema neurovegetativo ed endocrino: sostanzialmente una specie di “carezza”. Questo confronto non va inteso in senso dispregiativo in quanto è stato ampiamente dimostrato dal punto di vista scientifico che un certo tipo di tocco manuale con determinate caratteristiche di intensità, velocità e fattori contestuali associati (globalmente molto simile a quando accarezziamo o riceviamo una carezza) abbia degli effetti benefici sul sistema neuro-immuno-endocrino (cito per brevità soltanto una fonte bibliografica ma la letteratura scientifica è sostanziosa al riguardo (rif. 12)).
Tuttavia mentre sul tocco gentile delle carezze esiste una consistente letteratura scientifica a supporto, sugli effetti della terapia craniosacrale no (rif. 13), pertanto sarebbe tecnicamente più appropriato e al passo con i tempi storico-scientifici parlare di carezze (rif. 14), pur sempre terapeutiche, più che di metodiche craniosacrali.
La metodica craniosacrale si basa inoltre sulla teoria del “ritmo” cranio-sacrale secondo cui alla base di molte disfunzioni vi sarebbe un’alterazione nell’andamento del liquido cerebrospinale. Si tratta però di una “teoria” che non è stata ancora validata scientificamente e i cui i metodi di identificazione utilizzati sono risultati essere, anche in questo caso, inaffidabili (rif. 15, 16, 17, 18, 19) a tal punto da rendere “le decisioni cliniche che ne possono derivare potenzialmente errate” per citare uno degli articoli bibliografici riportati (Wirth-Pattullo, 1994).
In sintesi, basarsi sui risultati derivanti da questo tipo di valutazioni può portare del tutto fuori strada. A questo va aggiunto il considerevole impatto negativo (effetto nocebo) che le parole hanno sempre sui pazienti (rif. 20), soprattutto quando sono negative (rif. 21, 22). I professionisti sanitari possono indurre suggestioni positive ma anche negative nei pazienti o potenziali tali. Far passare il messaggio che la schiena possa essere “fuori allineamento” non è possibile tecnicamente (per i motivi di cui sopra), non è corretto scientificamente (perché non è dimostrabile) e soprattutto è dannoso per i pazienti perché questi si inducono a credere che il loro sintomo o la loro disfunzione sia sostenuta da fattori strutturali che non hanno una reale incidenza sullo stato clinico.
Infine l’ultima inesattezza va segnalata a proposito delle cosiddette “manipolazioni vertebrali” o “thrust” a cui si fa riferimento nell’articolo, ovvero quelle tecniche a seguito delle quali si può o meno sentire lo “schiocco”, tecnicamente definito “popping sound”.
Nell’articolo della Rosa viene dichiarato che la tecnica è utilizzata per “le articolazioni che hanno subito un’iper-compattazione” e che il rumore del “clac” è prodotto “dallo scollamento” (ma non viene specificato di cosa). Il thrust manipolativo è una delle tante tecniche utilizzate non solo dagli osteopati ma anche dai fisioterapisti con un livello di formazione avanzato. Non vi è alcuna prova che l’esito delle manipolazioni (compreso il “clac” udibile”) siano correlati all’efficacia e al tipo di tecnica (rif. 34), anzi, è stato dimostrato che soltanto la metà dei “clac” udibili avviene al livello vertebrale su cui si eroga la tecnica: nella maggior parte dei casi, quelli che si sentono, sono dei “clac” cosiddetti multipli, cioè avvengono anche a livelli vertebrali distanti da quello su cui si pensa di applicare la manovra (rif. 35). Dalla letteratura scientifica emerge che queste tecniche, più che ad un livello meccanico di “sblocco” e “scollatura” dei tessuti, agiscano su meccanismi di tipo neurofisiologico (rif. 36), producendo un aumento della soglia al dolore, una riduzione del tono muscolare e una serie di effetti globali sull’organismo quali ad esempio quelli immuno-endocrini (concentrazione plasmatica di adrenalina e noradrenalina e aumento degli anticorpi) (rif. 37, 38, 39, 40, 41).

In conclusione devo purtroppo rilevare che la Gazzetta dello Sport non è nuova a questi titoli sensazionali e privi di supporto scientifico. Già in passato ho evidenziato la presenza in alcuni articoli di riferimenti a terapie di non provata efficacia (rif. 24,25) come la Tecar o l’uso della placenta di cavallo, ma la testata sportiva più popolare d’Italia non si è mai presa la briga di verificare la fondatezza di queste informazioni, né di rispondere ad una lettera di chiarificazione che il sottoscritto inviò proprio a seguito dell’uscita di uno degli articoli sopra citati (rif. 27).
Anche nella divulgazione delle pratiche e delle metodiche a cui si sottopongono atleti di alto livello del mondo dello sport bisognerebbe fare molta attenzione alle professionalità coinvolte (e indirettamente messe in risalto), che, come nel caso dell’osteopatia, non sono di comprovata efficacia e sono annoverate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le cosiddette “Medicine tradizionali, complementari e alternative” al pari di chiropratica, agopuntura, ayurveda, naturopatia, nuad thai, medicina tradizionale cinese, tuina e medicina unani (WHO Traditional Medicine Strategies document, World Health Organisation, 2002).
Una testata sportiva non è una rivista scientifica: per gli addetti ai lavori della ricerca le riviste scientifiche sono quelle che pubblicano gli studi scientifici e che prevedono specifici criteri di selezione da parte di revisori specializzati prima di poter essere pubblicate.
Pertanto sarebbe più saggio e opportuno demandare l’informazione su temi delicati come quelli inerenti la salute ad altri strumenti e format più adeguati.

Dott. Antonello Viceconti, Fisioterapista, Dottorando di Ricerca in Neuroscienze – Università degli Studi di Genova

*Bibliografia:*
1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19954544
2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10382251
3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21419349
4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27069265
5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15454722
6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10688955
7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21135198
8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17210266
9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23561859
10.https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20129513
11. Upledger JE, Vredevoogt J. Craniosacral Therapy. Seattle, WA: Eastland Press; 1983
12. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4701942
13. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709302
14. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27845175
15. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11313614
16. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9806622
17. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8090842
18. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14723858
19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9513867
20. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3401955
21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19804629
22. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17379417
23. http://www.fisio2000.it/quando-le-terapie-dei-top-player-non-sono-al-top
24. https://www.gazzetta.it/Sport-Vari/Fitness/26-06-2015/fitness-crioterapia-freddo-prevenire-curare-infortuni-120317239651.shtml
25. https://running.gazzetta.it/salute/29-08-2016/crioterapia-tutti-segreti-terapia-brivido-16339
26. https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Lazio/19-02-2019/lazio-milinkovic-infortuni-bastos-durmisi-berisha-luis-alberto-3201535967633.shtml
27. http://www.fisio2000.it/informazioni-errate-sulla-crioterapia-il-dott-viceconti-scrive-alla-gazzetta-dello-sport
28. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23776117
29. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22182954
30. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709302″
31. https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD001002.pub2/full
32. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16855988
33. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2553545
34. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14970817
35. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28900571
36. https://www.jmptonline.org/article/S0161-4754(02)48579-X/abstract
37. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22343005
38. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14589467
39. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2775050/
40. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1578563/
41. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2945351

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Quando le terapie dei Top player non sono…al Top! https://www.fisio2000.it/quando-le-terapie-dei-top-player-non-sono-al-top https://www.fisio2000.it/quando-le-terapie-dei-top-player-non-sono-al-top#comments Fri, 29 Mar 2019 23:15:03 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1335 L'infortunio di Cristiano Ronaldo ha riportato alla ribalta il dibattito sulle terapie prive di evidenze scientifiche. Complice anche un articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport.

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La Gazzetta dello Sport è forse la testata sportiva più famosa, la più antica, “La Rosa” per antonomasia.

Tuttavia per chi opera in ambito sanitario fa sempre un certo effetto quando si leggono delle affermazioni “un po’ forti” come quelle pubblicate nei giorni scorsi a proposito delle terapie a cui si starebbe sottoponendo Cristiano Ronaldo e storcere il naso è lecito, e forse anche d’obbligo, quando i messaggi veicolano informazioni riguardanti la salute.

Certo, non è semplice provare a parlare di scienza e medicina quando sotto un titolo così sensazionale compare in bella vista la foto di Giorgina (la moglie di CR7) che sponsorizza una nota marca di reggiseni… d’altronde la Gazzetta non è nuova a questi titoli un po’ sensazionalistici, né si prende la briga di approfondire (vedi lettera inviata dal sottoscritto qualche tempo fa).

Credo però sia d’obbligo provare a fare una riflessione, soprattutto perché, ripensando al mio personale trascorso come fisioterapista del settore giovanile di una squadra di calcio a livello professionistico, so bene quale possa essere il fenomeno di emulazione da parte dei giovani calciatori. Di fronte a degli infortuni, soprattutto negli atleti in età adolescenziale, non si può essere così superficiali nell’indicare come terapia “miracolosa” costosissimi apparecchi tecnologici, ancor più se utilizzati dal più importante calciatore del mondo per accelerare (con tutti i rischi del caso) i tempi di recupero.

Per fortuna CR7 è un atleta straordinario, per cui tranquillizziamoci tutti: sarà in campo il 10 Aprile non tanto per effetto delle “cure miracolose”, ma quanto per la sua straordinaria determinazione, per la sua riconosciuta professionalità e probabilmente anche per via di un pizzico di fortuna (che non guasta mai) visto che la lesione muscolare procuratasi con la nazionale portoghese è meno grave del previsto.

Insomma Cristiano Ronaldo ha già tutto dalla sua parte (fortuna, professionalità, scrupolo maniacale verso la forma fisica, motivazioni alle stelle e concentrazione), ma se dopo la partita con l’Ajax la sua prestazione sarà all’altezza del suo nome (me lo auguro), per i tifosi risulterà logico pensare che il “miracoloso recupero” di CR7 sia stato il frutto di qualcosa di “magico”, che secondo la Gazzetta ha anche un nome (Tecar) e viene così descritta:

“Non ha particolari controindicazioni e ci si può sottoporre anche a più sedute al giorno. Il suo principale beneficio è quello di ridurre di tempi di recupero, anche favorendo la vasodilatazione a livello dei vasi sanguigni e linfatici e determinando un maggiore afflusso di sangue”.

Non mi dilungherò a descrivere questo tipo di terapia fisica: ho avuto modo di parlarne ampiamente già in passato (Articolo 1, Articolo 2) e chi vorrà, potrà approfondire l’argomento.

Ciò che mi preme sottolineare è in realtà un concetto molto semplice: “tecnologia” non sempre è sinonimo di “innovazione” e di fatto, al di là delle promesse, l’effetto che si ottiene con l’applicazione della Tecar è semplicemente di riscaldamento dei tessuti superficiali (più o meno profondi) per effetto della conduzione termica. Insomma è uno strumento in grado di produrre calore, un rimedio vecchio come il mondo…altro che innovazione!

Nonostante il mondo della riabilitazione sia abituato alle ondate di popolarità ora di questa tecnica, ora di quell’altra, fa fatica invece a liberarsi dal “mito” della Tecar. Forse perché si prescrive ancora tanto, forse perché sono proprio i pazienti a richiederla, forse perché l’offerta, a fronte dell’investimento, restituisce ancora notevoli margini di guadagno (se si considera il costo medio della prestazione in rapporto alla bassa durata di una seduta). Eppure i pazienti dovrebbero essere messi al corrente che nessuno studio è ancora riuscito a dimostrare nulla, se non (come già detto) che l’effetto prodotto è quello del riscaldamento dei tessuti (nota 1): insomma analogo a quello di una buona borsa dell’acqua calda.

Perché allora sottoporsi alla tecarterapia nonostante la mancanza di evidenze scientifiche? Perché nel percorso riabilitativo di alcuni pazienti la Tecar ha probabilmente acquisito un valore aggiunto dato non tanto dalla sua efficacia, quanto dalla percezione che i pazienti hanno della sua efficacia. Il contributo in termini motivazionali di terapie come la Tecar può essere molto importante perché in fin dei conti dentro di noi siamo un po’ tutti dei “CR7″, ansiosi di guarire e in attesa della “scintilla” che possa farci iniziare il miglior percorso riabilitativo in grado di farci guarire il prima possibile. Anche se questo, lo ammetto, toglie un po’ di “magia” ai fisioterapisti e la restituisce (con merito) ai pazienti.

Ho la fortuna di conoscere e di aver collaborato con un brillante collega fisioterapista che ha pubblicato diversi articoli scientifici sull’efficacia e l’importanza dell’effetto placebo in riabilitazione (note 2,3,4) e voglio essere subito chiaro in merito: l’effetto placebo non è un inganno (se usato in scienza e coscienza). E’ uno straordinario potere della nostra mente (nota 5) e sfrutta le stesse vie biochimiche dei farmaci (nota 6). Quindi è molto potente, quasi come il doping (note 7,8,9) al punto che anche alcune terapie inerti e prive di dimostrazioni scientifiche (quale è ad oggi la Tecar) possono essere d’aiuto in affiancamento alle terapie di elezione.

Tutti (fisioterapisti e pazienti) devono però esserne consapevoli, sapendo come e quando “sfruttare” questo volano senza false informazioni e soprattutto senza creare dei miti. Vista la popolarità crescente della Tecar su quotidiani come la Gazzetta dello Sport una domanda sorge spontanea: siamo pronti a riconoscere l’effetto placebo? Lo sono i pazienti? Lo siamo noi professionisti sanitari? Forse i tempi non sono ancora maturi e il rifugio della “miracolosa terapia” appare ancora il porto più sicuro e più popolare.

 

*Articolo Citato: www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Juventus/29-03-2019/juve-ronaldo-operazione-recupero-piscina-tecarterapia-330295641159.shtml

*Fonte Foto: Gazzetta dello Sport

*Bibliografia:
1 Kumaran B, Watson T. Skin thermophysiological effects of 448 kHz *capacitive resistive* monopolar radiofrequency in healthy adults: A randomised crossover study and comparison with pulsed shortwave therapy. Electromagn Biol Med. 2018;37(1):1-12.
2 Testa M, *Rossettini* *G. *Enhance placebo, avoid nocebo: How contextual factors affect physiotherapy outcomes. Man Ther. 2016 Aug;24:65-74.
3 *Rossettini* G, Carlino E, Testa M. Clinical relevance of contextual factors as triggers of placebo and nocebo effects in musculoskeletal pain. BMC Musculoskelet Disord. 2018 Jan 22;19(1):27.
4 *Rossettini* G, Palese A, Geri T, Fiorio M, Colloca L, Testa M. Physical therapists’ perspectives on using contextual factors in clinical practice: Findings from an Italian national survey. PLoS One. 2018 Nov 30;13(11):e0208159.
5 Frisaldi E, Piedimonte A, *Benedetti* F. *Placebo* and nocebo effects: a complex interplay between psychological factors and neurochemical networks . Am J Clin Hypn. 2015 Jan;57(3):267-84.
6Benedetti F, Piedimonte A, Frisaldi E. How do placebos work? Eur J Psychotraumatol. 2018 Oct 25;9(Suppl 3):1533370.
7Pollo A, Carlino E, *Benedetti* F. *Placebo* *mechanisms* *across* *different* *conditions*: from the clinical setting to physical performance. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 2011 Jun 27;366(1572):1790-8.
8Pollo A, Carlino E, *Benedetti* F. The top-down influence of ergogenic *placebos* on muscle work and fatigue. Eur J Neurosci. 2008 Jul;28(2):379-88.
9*Benedetti* F, Pollo A, Colloca L. The top-down influence of ergogenic *placebos* on muscle work and fatigue. Eur J Neurosci. 2008 Jul;28(2):379-88.

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Lo Yoga fa bene per il mal di schiena? https://www.fisio2000.it/lo-yoga-fa-bene-per-il-mal-di-schiena https://www.fisio2000.it/lo-yoga-fa-bene-per-il-mal-di-schiena#comments Mon, 21 Jan 2019 21:50:52 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1281 La pratica dello yoga, può essere realmente efficace per la cura del mal di schiena? Uno studio scientifico prova a fare chiarezza su questo tema

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“Rilassati e prendi aria”, “respira con l’addome”, “lascia andare la tua schiena”, sono alcune delle istruzioni che è possibile ricevere se si frequenta una classe di yoga. Ma da sola, la pratica dello yoga, può essere realmente efficace per la cura del mal di schiena?
Una recente ricerca che ha analizzato 12 studi studi scientifici per un totale di più di 1000 soggetti coinvolti, ha rilevato che i benefici promessi dallo yoga per la riduzione del dolore lombare sono troppo piccoli per essere interpretati come significativi dai pazienti stessi. Non sembra quindi sufficiente praticare soltanto lo yoga se si soffre di mal di schiena e non ci sono prove che riduca i tempi di rientro al lavoro a seguito di fenomeni acuti.
Oltre al dolore, lo studio scientifico ha analizzato anche la funzionalità della schiena, cioè la capacità di camminare, salire le scale, dormire bene, vestirsi, ecc… In sintesi quanto il mal di schiena rende invalidante le attività comuni della vita quotidiana. Anche in questo caso gli studi analizzati non hanno saputo indicare con certezza che vi sia un reale miglioramento della funzionalità: lo yoga confrontato con la non-attività ha prodotto dei miglioramenti, mentre se confrontato con altre forme di esercizio fisico non ha fatto emergere risultati significativi.
Volendo commentare i risultati della ricerca, si può affermare che è l’attività fisica in sé a far bene alla schiena, più che lo yoga nello specifico. Chi soffre di mal di schiena non dovrebbe affidarsi allo yoga in maniera isolata in quanto questa disciplina non costituisce la terapia elettiva per le problematiche muscoloscheletriche.
E’ invece consigliabile lo yoga, come altre forme di esercizio fisico, per migliorare il ritorno alle normali attività della vita quotidiana dopo aver effettuato opportune cure fisioterapiche e/o psicoterapiche (quando necessarie).

Dott. Ft. Antonello Viceconti

Articolo ispirato alla rubrica “Evidently Cochrane” che promuove la diffusione delle migliori prove scientifiche di efficacia delle terapie in ambito sanitario. La rubrica è promossa dalla la Cochrane Collaboration , il più autorevole network scientifico internazionale indipendente di divulgazione delle informazioni scientifiche.

Bibliografia:
Yoga treatment for chronic non-specific low back pain
L. Susan Wieland, Nicole Skoetz, Karen Pilkington, Ramaprabhu Vempati, Christopher R D’Adamo, Brian M Berman

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Risparmia il tuo tempo: mezz’ora seduti vale tanto quanto una seduta di TECAR da 50 minuti https://www.fisio2000.it/risparmia-il-tuo-tempo-mezzora-seduti-vale-tanto-quanto-una-seduta-di-tecar-da-50-minuti https://www.fisio2000.it/risparmia-il-tuo-tempo-mezzora-seduti-vale-tanto-quanto-una-seduta-di-tecar-da-50-minuti#comments Tue, 29 May 2018 08:50:20 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1289 La TECAR migliora il recupero nei Runner? Un recente studio scientifico ha confrontato la TECAR con il riposo e i risultati con risultati abbastanza evidenti

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La Tecar (acronimo di Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo) viene spesso annoverata tra le terapie che è possibile ricevere presso uno studio fisioterapico. In realtà si dovrebbe più correttamente parlare di un “fenomeno” e non di una terapia in quanto, ad oggi, la ricerca scientifica non ne ha ancora dimostrato la sua reale efficacia e pertanto i suoi (presunti) effetti benefici verosimilmente sono dovuti all’effetto placebo.
Un approccio estremamente comune, seppur controverso, nella pratica clinica di molti studi e centri fisioterapici. Per onor di cronaca è doveroso anche dire che si tratta di un “fenomeno” principalmente italiano e di cui i principali esperti al mondo nell’ambito della fisioterapia sportiva e muscoloscheletrica sono pressoché ignari (ne abbiamo parlato in un precedente articolo che puoi trovare al link seguente).
Date queste premesse, sarebbe lecito chiedersi in partenza se si tratta di un’innovativa terapia sperimentale ancora poco conosciuta ai più o più che altro di un’abile trovata commerciale, soprattutto in virtù dei costi di acquisto del macchinario e quindi del relativo prezzo a cui viene “venduta” ai pazienti una seduta di TECAR.
Il fenomeno “TECAR” è ancora più frequente tra gli sportivi,in particolare tra i Runner, che spesso ne usufruiscono per ottenere (presunti) benefici in termini di miglior recupero dopo una prestazione agonistica o intensi allenamenti.
Un recente studio condotto in Spagna*, ha dimostrato come non ci siano effetti significativi sul recupero (misurati attraverso parametri fisiologici come la concentrazione di lattato nel sangue, la VO2, la frequenza cardiaca e i parametri ventilatori) tra un gruppo sottoposto ad una seduta di 15 minuti per gamba con modalità “resistiva” seguita da altri 10 minuti in modalità “capacitiva” e un altro gruppo a cui , invece, è stato semplicemente chiesto di rimanere seduto per mezz’ora.
Dopo l’esperimento, gli unici parametri rilevati come differenti tra i due gruppi sono stati quelli di tipo biomeccanico e più nello specifico l’aumento della lunghezza della falcata e l’altezza dello spostamento da terra.
Proprio su questi “presunti” benefici è necessario fare delle considerazioni in quanto non è detto che questi parametri “alterati” corrispondano ad una performance migliore.
Una falcata più ampia e una maggior distacco da terra più che essere correlati ad una migliore performance sono infatti correlati ad un aumentato rischio di infortuni; inoltre non prevedendo questo studio un terzo gruppo (il cosiddetto gruppo di “controllo” o “gruppo placebo”) non è nemmeno possibile stabilire se questi cambiamenti si siano verificati naturalmente o piuttosto per effetto della suggestione indotta dal tipo di trattamento erogato.
Ancora una volta, quindi, l’effetto benefico della TECAR è da considerarsi solo presunto e senza nessuna relazione con le radiofrequenze emesse dal macchinario e il conseguente aumento di temperatura cutaneo. In attesa di nuovi studi che contraddicano le attuali conoscenze in merito o che contribuiscano a chiarire i dubbi che ancora esistono, sembrerebbe quindi che non sia conveniente per il paziente sottoporsi a questo tipo di tecnica per migliorare il recupero post-allenamento o post-gara.

FISIO 2000 ha da tempo scelto di non erogare questo tipo di tecnica ai propri pazienti.
La nostra Mission si basa sui principi della Medicina Basata sulle Prove di Efficacia, cioè sull’utilizzo “coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori prove di efficacia disponibili nella presa di decisioni delle scelte terapeutiche per i pazienti” e al momento riteniamo che non esistano sufficienti prove di efficacia da giustificare l’adozione della TECAR.

Buona Lettura!

Antonello Viceconti, PT, OMPT, MSc PhD Candidate in Neuroscience – Science of Sport and Physical Activity Assistant Lecturer Master in Rehabilitation of Musculoskeletal Disorders University of Genova – University Campus of Savona

*Bibliografia:
Iratxe Duñabeitia et al. Effects of a capacitive-resistive electric transfer therapy on physiological and biomechanical parameters in recreational runners: A randomized controlled crossover trial. Physical Therapy in Sport – in press. 2018 Isabel Moore. Is There an Economical Running Technique? A Review of Modifiable Biomechanical Factors Affecting Running Economy. Sports Med. 2016; 46: 793–807.
Sackett et al. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996 Jan 13;312(7023):71-2.

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La Terapia Manuale: informazioni utili per una maggiore consapevolezza nella scelta del fisioterapista https://www.fisio2000.it/la-terapia-manuale-informazioni-utili-per-una-maggiore-consapevolezza-nella-scelta-del-fisioterapista https://www.fisio2000.it/la-terapia-manuale-informazioni-utili-per-una-maggiore-consapevolezza-nella-scelta-del-fisioterapista#comments Thu, 16 Mar 2017 09:12:34 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1172 Sempre più spesso si sente parlare di "Terapia Manuale", "Manipolazioni" e "Terapisti Manuali", ma cos'è realmente questa disciplina? E quali sono i professionisti abilitati per poterla praticare?

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La terapia manuale è stata definita in vari modi sin dalle sue origini e le definizioni hanno sicuramente subito l’influenza delle diverse scuole di pensiero da cui è stata praticata.
Su internet o su altri canali di comunicazione, la definizione di Terapia Manuale è spesso imprecisa e approssimativa, includendo tutto ciò che può essere praticato con le mani, la terapia cranio-sacrale, l’osteopatia, la chiropratica, il massaggio, le manipolazioni, le mobilizzazioni ecc… ed è quindi erroneamente accostata a figure professionali come l’osteopata, il massaggiatore o il chiropratico.

A fare chiarezza è invece la federazione internazionale che rappresenta i Fisioterapisti Manipolativi Ortopedici ed è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “La Terapia Manuale Ortopedica” è una specializzazione della Fisioterapia per il trattamento delle patologie neuro-muscolo-scheletriche, basata sul ragionamento clinico e che utilizza approcci di trattamento altamente specifici che includono tecniche manuali e gli esercizi terapeutici”.
[Fonte: International Federation of Orthopaedic Manipulative Physical Therapists (IFOMPT – definizione generale approvata all’unanimità a Cape Town nel 2004)]

La Federazione, quindi, fornisce una definizione di Terapia Manuale molto precisa e, includendola nel novero delle specializzazioni a cui possono accedere solo i Fisioterapisti, la esclude già da ogni altra tecnica che viene praticata da chi non possiede la laurea in Fisioterapia o equivalente titolo abilitante.
Ma non basta, l’IFOMPT, infatti, precisa: “La Terapia Manuale Ortopedica comprende ed è guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche disponibili e dalla struttura bio-psico-sociale di ogni singolo paziente”.

La Terapia Manuale è quindi una disciplina che, appartenendo alla fisioterapia, segue i princìpi della medicina tradizionale, collocandosi in maniera chiara ed inequivocabile all’interno del panorama sanitario. Per questi motivi non può quindi essere confusa con quelle discipline come l’osteopatia, la chiropratica, l’agopuntura, la medicina tradizionale cinese o la medicina ayurvedica che rientrano invece nel calderone assai pubblicizzato della medicina non convenzionale o medicina complementare e alternativa, priva di prove di efficacia secondo quanto stabilito dall’OMS.

In Italia il titolo di OMPT (Orthopaedic Manipulative Physical Therapist) è rilasciato dopo aver conseguito un percorso di formazione avanzata post-laurea di tipo specialistico nel campo della riabilitazione dei disturbi muscoloscheletrici e della terapia manuale attraverso un Master Universitario.
Nel nostro Paese, ad oggi, gli unici percorsi formativi in Terapia Manuale riconosciuti della Federazione Internazionale dei Fisioterapisti Manipolativi Ortopedici (IFOMPT) e che abilitano al titolo di OMPT, sono il Master in Riabilitazione dei Disordini Muscolo-Scheletrici dell’Università di Genova (Campus di Savona) e il Master in Terapia Manuale e Riabilitazione Muscoloscheletrica dell’Università di Padova. L’ateneo di Roma Tor Vergata è invece in fase di accreditamento per l’istituzione del Master in Terapia Manuale Applicata alla Fisioterapia.
Ognuno di questi percorsi universitari deve rispettare gli elevati standard formativi imposti dall’IFOMPT attraverso l’accreditamento iniziale e il processo di monitoraggio internazionale periodico; l’Università degli Studi di Genova (presso il Campus di Savona) ha attivato per prima in Italia la formazione post-laurea nell’ambito della Terapia mMnuale ed ha specializzato ad oggi più di 600 fisioterapisti in tutta Italia.

Pertanto rilanciamo l’invito del Gruppo di Terapia Manuale (GTM), l’associazione che tutela e rappresenta i Terapisti Manipolativi Ortopedici in Italia, nel prestare attenzione verso quei corsi che si propongono come aderenti agli standard formativi dell’IFOMPT, senza essere stati sottoposti a nessun controllo normativo e qualitativo.

Dott. Mag. OMPT Antonello Viceconti
Fisioterapista
Fisioterapista Manipolativo Ortopedico

Assistente alla Didattica – Master Universitario in Riabilitazione dei Disordini Muscolo-Scheltrici
Università degli Studi di Genova – Campus di Savona

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L’uso dei tutori nella sindrome del dolore femoro-rotuleo: Esistono davvero prove di efficacia? https://www.fisio2000.it/luso-dei-tutori-nella-sindrome-del-dolore-femoro-rotuleo-esistono-davvero-prove-di-efficacia https://www.fisio2000.it/luso-dei-tutori-nella-sindrome-del-dolore-femoro-rotuleo-esistono-davvero-prove-di-efficacia#comments Sun, 23 Oct 2016 18:44:08 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1131 Terzo articolo della speciale rubrica dedicata alle Evidenze Scientifiche nello Sport a cura del dott. Antonello Viceconti

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La sindrome del dolore femoro-rotuleo è una condizione clinica muscoloscheletrica molto frequente soprattutto nel campo delle attività sportive, anche se viene spesso riscontrata in giovani non sportivi.
Interessa il 25% circa degli atleti e rappresenta il 30% di tutte le visite medico-sportive; ne sono maggiormente affette le giovani ragazze e solitamente si presenta ad entrambe le ginocchia, anche se un lato può essere più sintomatico dell’altro. In generale, comunque, riguarda una fascia di età molto ampia e spesso inizia già durante l’età adolescenziale.

Sintomi

Il paziente con sindrome del dolore femoro-rotuleo lamenta solitamente dolore al ginocchio localizzato nella parte anteriore e retropatellare, cioè posteriormente alla rotula.
Il dolore può persistere a lungo: una percentuale variabile tra il 71% e il 91% dei pazienti riferisce un dolore cronico che persiste anche dopo 20 anni dalla diagnosi iniziale. Questa condizione clinica può inoltre aumentare il rischio di sviluppare l’artrosi a livello della stessa articolazione femoro-rotulea.

Cause

Tra le attività funzionali più provocative troviamo tutte quelle che producono un aumento di carico sull’articolazione femoro-rotulea, come ad esempio la corsa, i movimenti di squat, e il salto, tanto che questa problematica è stata ribattezzata “il ginocchio del saltatore”.
Tuttavia anche la semplice salita e discesa delle scale può risultare dolorosa, con una conseguente riduzione della capacità fisica e lavorativa generale.
La causa del problema non è ancora chiara e probabilmente si tratta di un disturbo multifattoriale. Tra i vari fattori causali, va citata, anche nei runner, sicuramente la debolezza dei muscoli anteriori della coscia e dell’anca, i quali contribuiscono ad un corretto controllo motorio del’asse femore-tibia nello spazio: anomalie a questo livello possono aumentare le forze di taglio a livello della rotula con un conseguente sovraccarico articolare. Anche la rigidità dei tessuti molli, le anomalie strutturali dell’arto inferiore e le disfunzioni del movimento possono avere un ruolo causale.

Approcci terapeutici

Sono vari gli approcci terapeutici conservativi proposti in letteratura: la terapia manuale, l’esercizio terapeutico, l’applicazione di taping, i plantari e i tutori.
Ci soffermeremo su questi ultimi in quanto vengono spesso suggeriti, in particolare con lo scopo di ridurre il dolore lamentato a livello del ginocchio, e possono essere utilizzati da soli o in aggiunta ad altri tipi di trattamenti come gli esercizi o l’uso di anti-infiammatori non steroidei (FANS).
In realtà i tutori rientrano nella più ampia categoria delle ortesi, tra cui si possono menzionare anche i bendaggi, le fasce elastiche e le ginocchiere. Le evidenze scientifiche a riguardo, quindi, si possono estendere anche questo genere di tecniche comunemente indicate con il termine “fasciature”.

Evidenze scientifiche

La revisione sistematica della letteratura Cochrane* di Smith e colleghi (2015) ha analizzato 5 studi clinici (per un totale di 368 pazienti esaminati) in cui sono state utilizzate le ortesi (tra cui i tutori) per il trattamento del dolore femoro-rotuleo.
Il confronto dei risultati ha riguardato l’esercizio terapeutico svolto e l’utilizzo di varie tipologie di ortesi.
Tutti e 5 gli studi, va evidenziato, sono stati giudicati ad elevata probabilità di errore nella qualità metodologica con cui sono stati condotti, ma hanno prodotto dei risultati concordi.
Gli autori della revisione hanno infatti concluso che sono necessari studi clinici di elevata qualità per dimostrare l’effetto dei tutori che comunemente si trovano sul mercato e che vengono spesso prescritti nel trattamento della sindrome del dolore femoro-rotuleo e che senza tali riscontri l’impiego delle ortesi non può ritenersi scientificamente efficace.

* Le Revisioni Sistematiche della Cochrane Collaboration analizzano gli studi scientifici primari pubblicati in letteratura nell’ambito delle cure e delle politiche sanitarie. Sono riconosciute a livello internazionale come il più elevato standard scientifico nell’ambito della medicina basata sulle prove di efficacia. Nelle Revisioni Cochrane vengono studiati gli effetti degli interventi studiati in letteratura nell’ambito della prevenzione, del trattamento e della riabilitazione. Valutano inoltre l’accuratezza dei test diagnostici. Tutte le revisioni Cochrane vengono aggiornate costantemente per garantire l’attualità e l’affidabilità delle evidenze scientifiche e sono pubblicate nella Cochrane Library che è accessibile anche via internet (cochrane.org).

Una corretta informazione scientifica aiuta i clinici ma soprattutto i pazienti nel prendere decisioni consapevoli e sicure in ambito sanitario; lo scopo di questa serie di commenti agli articoli della Cochrane UK è proprio quello di informare i pazienti e in particolare gli sportivi: per dirla con la frase d’esordio dell’articolo pubblicato sul sito dell’ente britannico: “per tutti coloro che ambiscono al podio o anche solo al parco giochi” !

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Informazioni errate sulla crioterapia: il dott. Viceconti scrive alla Gazzetta dello Sport https://www.fisio2000.it/informazioni-errate-sulla-crioterapia-il-dott-viceconti-scrive-alla-gazzetta-dello-sport https://www.fisio2000.it/informazioni-errate-sulla-crioterapia-il-dott-viceconti-scrive-alla-gazzetta-dello-sport#comments Mon, 05 Sep 2016 10:57:35 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1116 Riportiamo integralmente la lettera inviata dal dott. OMT Antonello Viceconti alla testata sportiva "La Gazzetta dello Sport" riguardante l'argomento "crioterapia"

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Gentile direttore, gentile Redazione della Gazzetta dello Sport
prendo spunto da un articolo recentemente apparso sulla vostra testata (articolo Gazzetta dello Sport) in cui si parla degli effetti della crioterapia per segnalare in merito a questa tematica che in letteratura scientifica non esistono, ad oggi, sufficienti prove di efficacia che ne giustifichino l’applicazione a scopo terapeutico.
Ne ho parlato recentemente in un articolo sul mio blog personale (Fisio2000 Blog) e sulla rivista on-line TrailRunning.it, riprendendo e commentando vari articoli di giornale: soprattutto quelli apparsi sul The Guardian e sull’Economist in cui si sfata il falso mito di questa tecnica. Nel mio articolo riporto anche i dati di una revisione sistematica della letteratura (lo standard scientifico più elevato, nel campo della ricerca, per rispondere a quesiti di salute relativi al trattamento) pubblicata dalla Cochrane Collaboration, l’organizzazione no profit più accreditata in ambito internazionale in tema di produzione, pubblicazione e diffusione di evidenze scientifiche.
Cito inoltre un articolo già apparso lo scorso anno sulla vostra testata (articolo Gazzetta dello Sport) in cui si parlava sempre di crioterapia e si riportava erroneamente che “la ricerca medica l’ha resa una terapia curativa sicura ed efficace”, esprimendo l’assunto teorico per cui “se così non fosse, non sarebbe largamente utilizzata sia dai professionisti di tutti gli sport, individuali e di squadra, sia dagli amatori”.
Al momento queste affermazioni non sono sufficientemente suffragate da evidenze scientifiche consolidate e ho quindi il dovere di professionista sanitario di segnalare che quanto riportato nell’articolo non può essere considerato veritiero in termini scientifici.
Oltre alla Cochrane Collaboration si è espressa anche la Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense che vigila su farmaci, terapie e salute, confermando che non esiste alcun beneficio per questa pratica.
Riporto per completezza il passaggio dell’articolo in cui si evidenziano in maniera eccessivamente superficiale i presunti vantaggi della crioterapia facendo riferimento ad esperienze di campioni del mondo dello sport senza tuttavia mai far riferimento all’evidenza scientifica della pratica.

Confidando in una sua gentile risposta alla mia segnalazione, porgo distinti saluti.

Dott. Magistrale Ft. OMT Antonello Viceconti

— Molti i benefici della crioterapia che, agendo sul sistema muscolare, aiuta a prevenire e curare gli infortuni, migliora il benessere fisico, contribuisce a recuperare l’affaticamento muscolare e a smaltire l’acido lattico, diminuisce il dolore, migliora la circolazione sanguigna, grazie all’effetto dapprima vasocostrittivo e in seguito vasodilatatorio.
Conosciuta fin dai tempi antichi questa pratica sembra vivere ultimamente una seconda giovinezza soprattutto fra gli sportivi: si dice che Cristiano Ronaldo e Usain Bolt abbiano la criosauna in casa mentre fra le addicted dei bagni di ghiaccio c’è anche la grande ex maratoneta Paula Radcliffe.
I ciclisti, nelle grandi corse a tappe (per esempio al Tour de France ), per recuperare più rapidamente dopo una frazione sotto il sole cocente usano immergersi in appositi vasconi che i massaggiatori riempiono di acqua e ghiaccio, così fanno anche i tennisti dopo i lunghi match che si giocano sotto la calura estiva.
Donna di montagna, abituata al grande freddo, la valdostana Catherine Bertone non è nuova alla criosauna e prima ancora era abbonata ai bagni nel fiume Dora. “Circa due minuti, dopo la gara o dopo un allenamento impegnativo a cui deve seguire un altro allenamento impegnativo. Insomma, nelle settimane di carico”, spiega il marito e runner Gabriele Beltrami che la segue nella preparazione, “il beneficio è immediato e lo si riscontra nell’allenamento del giorno dopo. Ottimo per decongestionare muscoli o piccole infiammazioni”. —

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Infiltrazioni nella tendinopatia achillea: quali evidenze scientifiche? https://www.fisio2000.it/infiltrazioni-nella-tendinopatia-achillea-quali-evidenze-scientifiche https://www.fisio2000.it/infiltrazioni-nella-tendinopatia-achillea-quali-evidenze-scientifiche#comments Fri, 02 Sep 2016 19:12:38 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1102 Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alle Evidenze Scientifiche nello Sport a cura del dott. Viceconti

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Il tendine è una struttura formata da collagene che collega i muscoli alle ossa, fungendo da “catena di trasmissione” del movimento e della forza generata dai muscoli stessi . Nello specifico il tendine d’Achille collega i muscoli posteriori della gamba (gastrocnemio e soleo) al calcagno, nella parte posteriore del piede, e ha un ruolo fondamentale nel cammino e nella corsa perché produce il sollevamento del peso corporeo dal suolo a partire dall’elevazione della parte posteriore del piede.
Secondo uno studio epidemiologico effettuato in Olanda, si stima che l’età media di comparsa della tendinopatia del tendine d’Achille sia di circa 43 anni e nel 34,6% dei casi è stata notata una relazione specifica con le attività sportive.
Va considerato però che l’indagine è stata condotta solo tramite intervista ai medici di base: è quindi plausibile che il fenomeno descritto sia sottostimato in quanto chi soffre di questo disturbo può essersi rivolto anche ad altri professionisti sanitari come ad esempio i fisioterapisti [1].

Spesso viene utilizzato impropriamente il termine “tendinite”, dando per scontato che sia presente un sottostante fenomeno infiammatorio.
Sebbene il ruolo dell’infiammazione in questo tipo di patologia sia stato a lungo dibattuto, ad oggi si preferisce utilizzare in letteratura scientifica il termine “tendinopatia”, in quanto si tratta prevalentemente di una condizione degenerativa e non infiammatoria, che successivamente può portare anche alla rottura del tendine stesso [2][3].
La tendinopatia achillea può presentarsi nel punto di inserzione del tendine sul tallone (si parlerà quindi di tendinopatia inserzionale) oppure nella porzione intermedia, ovvero da 3 a 6 cm più in alto rispetto al tallone. Per la prima tipologia si pensa che ci sia una predisposizione dovuta alle eccessive forze compressive e di taglio che avvengono a questo livello, mentre nel secondo caso contribuirebbe la scarsa vascolarizzazione e la particolare geometria con cui le fibre stesse del tendine si “intrecciano” con quelle muscolari (a 90° circa) [3].
Sono diversi i fattori che possono essere associati a questo disturbo tra cui quelli di tipo biomeccanico (iper-pronazione del piede) o dovuti a patologie sistemiche come ad esempio il diabete. Ma anche il fumo, l’età, l’obesità e il livello di attività fisica, inteso come intensità e variazioni di intensità, possono essere influenti. Tuttavia si tratta molto probabilmente di un disturbo la cui natura è multifattoriale piuttosto che causata da uno soltanto di questi fattori [4][5].
I pazienti con tendinopatia achillea lamentano dolore e rigidità, soprattutto nella parte inferiore dei muscoli del polpaccio. Il tendine può presentarsi gonfio e ispessito e a volte molto dolente alla palpazione o al contatto, ad esempio posteriormente con la scarpa. I sintomi sono di solito peggiori al mattino anche se possono essere costanti e aggravati sia durante che dopo esercizi in carico [6]; è proprio in quest’ultima condizione che causa la maggior difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane (es. salire e scendere le scale), nello sport e nelle attività lavorative.

Quando il tendine d’Achille è soggetto a un improvviso e notevole incremento dei carichi (es. aumento del chilometraggio non graduale, inserimento di nuove ripetute o aumento dell’intensità) o a forze sub-massimali ma ripetute nel tempo come una corsa di lunga distanza, vanno in sofferenza soprattutto le zone in cui i fascicoli del tendine si “intrecciano” con le fibre muscolari e l’iniziale processo di infiammazione può estendersi per tutta la lunghezza del tendine. Questa fase solitamente è seguita da un processo di rimodellamento e riparazione delle strutture tendinee però, quando vi è uno squilibrio tra il processo riparativo e quelli chelo dann eggiano (come ad esempio i carichi ripetuti), il tendine può andare incontro a quei processi degenerativi a cui si è accennato e che si traducono in una tendinopatia [2][3].

Esiste una vasta gamma di trattamenti non chirurgici (conservativi) tra i quali possono essere citati gli esercizi in eccentrica, le terapie fisiche, i plantari, i tutori, le infiltrazioni e l’uso dei FANS (Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei) [7][8][9][10].

La revisione della letteratura effettuata da Kearney [11] e colleghi nel 2015 ha analizzato l’efficacia delle infiltrazioni le quali, secondo uno studio di Coombes del 2010, sono in crescente utilizzo in questo ambito. Anche tra le stesse infiltrazioni esistono varie sostanze che possono essere iniettate: i cortisonici, le soluzioni saline, il plasma arricchito, la tossina botulinica e i glicosaminoglicani [10]. Inoltre le infiltrazioni possono essere guidate con ecografia o meno, utilizzate singolarmente o insieme ad alcuni degli altri trattamenti citati; possono essere somministrate in una dose singola o in più dosi e possono essere eseguite localmente nel tendine o in aree specifiche (esempio aree di ricrescita vascolare). Non è chiara in letteratura l’efficacia di queste sostanze e l’esatta applicazione delle tecnica dipende ancora dalla discrezionalità del singolo clinico [6].
Tuttavia dalla revisione Cochrane*, che ha analizzato 18 studi (di cui 7 su popolazioni di soggetti atleti), per un totale di 732 soggetti considerati, emerge come non vi siano sufficienti prove scientifiche di efficacia a supporto di queste procedure terapeutiche. I ricercatori suggeriscono inoltre che, dal momento che gli studi analizzati non hanno aggiunto informazioni a supporto dell’utilizzo delle infiltrazioni, questa tecnica dovrebbe essere utilizzata prima in ambito di ricerca sperimentale per colmare l’attuale “gap” di evidenze scientifiche, monitorandone gli effetti per almeno 6 mesi.

I risultati di questa revisione si sono rivelati in accordo con due precedenti studi che avevano anche discusso dell’ampia gamma di sostanze utilizzate e dei risultati inconsistenti al riguardo[10] [11]: neanche in questo caso però gli studiosi avevano trovato sufficienti evidenze cliniche per raccomandare le infiltrazioni in questa patologia.

Ad oggi, con riferimento alle infiltrazioni e in attesa di future conferme da parte della ricerca scientifica, si può pertanto concludere che si dovrebbe optare per altre tipologie di cure in caso di trattamento della tendinopatia achillea.

Una corretta informazione scientifica aiuta i clinici ma soprattutto i pazienti nel prendere decisioni consapevoli e sicure in ambito sanitario; lo scopo di questa serie di commenti agli articoli della Cochrane UK è proprio quello di informare i pazienti e in particolare gli sportivi: per dirla con la frase d’esordio dell’articolo pubblicato sul sito dell’ente britannico: “per tutti coloro che ambiscono al podio o anche solo al parco giochi” !

* Le Revisioni Sistematiche della Cochrane Collaboration analizzano gli studi scientifici primari pubblicati in letteratura nell’ambito delle cure e delle politiche sanitarie. Sono riconosciute a livello internazionale come il più elevato standard scientifico nell’ambito della medicina basata sulle prove di efficacia. Nelle Revisioni Cochrane vengono studiati gli effetti degli interventi studiati in letteratura nell’ambito della prevenzione, del trattamento e della riabilitazione. Valutano inoltre l’accuratezza dei test diagnostici. Tutte le revisioni Cochrane vengono aggiornate costantemente per garantire l’attualità e l’affidabilità delle evidenze scientifiche e sono pubblicate nella Cochrane Library che è accessibile anche via internet (cochrane.org).

Bibliografia:
[1] De Jonge S, et al. Incidence of midportion Achilles tendinopathy in the general population. British Journal of Sports Medicine 2011;45(13):1026-8.
[2] Narici MV, et al. Ageing of human muscles and tendons. Disability and Rehabilitation2008;30:1548-54.
[3] Riley G. Tendinopathy – from basic science to treatment. Nature Clinical Practice Rheumatology 2008;4(2):82-9.
[4] Kraemer R, et al. Analysis of hereditary and medical risk factors in Achilles tendinopathy and Achilles tendon ruptures: a matched pair analysis.Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery 2012;132:847-53.
[5] Van Sterkenburg MN et al. Mid-portion Achilles tendinopathy: why painful? An evidence-based philosophy. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy 2011;19(8):1367-75.
[6] Maffulli N, et al. Novel approaches for the management of tendinopathy. Journal of Bone and Joint Surgery – American Volume2010;92(15):2604-13.
[7] Andres BM, et al. Treatment of tendinopathy: what works, what does not, and what is on the horizon. Clinical Orthopaedics and Related Research 2008;466(7):1539-54
[8] Kearney RS, et al. Insertional Achilles tendinopathy management: a systematic review. Foot and Ankle International 2010;31(8):689-94.
[9] Sussmilch-Leitch S, et al. Physical therapies for Achilles tendinopathy: systematic review and meta-analysis. Journal of Foot and Ankle Research 2012;5(1):15.
[10] Coombes BK, et al. Efficacy and safety of corticosteroid injections and other injections for management of tendinopathy: a systematic review of randomised controlled trials. Lancet 2010;376(9754):1751-67.
[11] Kearney RS, et al. Injection therapies for Achilles tendinopathy. Cochrane Database Syst Rev. 2015 May 26;(5):CD010960.

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Ghiaccio e crioterapia: largamente utilizzati, ma sono realmente efficaci? https://www.fisio2000.it/ghiaccio-e-crioterapia-largamente-utilizzati-ma-sono-realmente-efficaci https://www.fisio2000.it/ghiaccio-e-crioterapia-largamente-utilizzati-ma-sono-realmente-efficaci#comments Thu, 25 Aug 2016 17:02:41 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1049 Prima puntata della speciale rubrica dedicata alle Evidenze Scientifiche nello Sport a cura del dott. Viceconti

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L’utilizzo della crioterapia, ovvero di sistemi refrigerati, surrogati dei più antichi cubetti di ghiaccio, sembra essere un rimedio in forte crescita soprattutto nell’ambito del benessere, dello sport e dello spettacolo.
In rete è stato notato un enorme aumento di interesse per questa pratica nel 2015, con la maggior popolarità registrata in Irlanda, seguita dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
Negli ultimi anni questa pratica è stata fortemente promossa con la promessa di lenire i muscoli affaticati dopo gli allenamenti intensi, gli effetti dell’età e molto altro ancora. Alla squadra di rugby gallese, secondo quanto riportato da un articolo della BBC, sostengono addirittura che la crioterapia abbia giocato un ruolo importante nella corsa al successo per le semifinali della Coppa del Mondo del 2011.
Diversi sono gli esempi di star dello spettacolo e dello sport che hanno fatto ricorso a questo rimedio: dal “selfie agghiacciante” a -196°C di Leonardo Bonucci della Juventus nel 2014 prima della gara di Champions League contro il Lione, a Demi Moore e Cristiano Ronaldo (che si è fatto installare una “criosauna” da 50.000 dollari direttamente a casa), passando per le foto postate sui social da Lindsay Lohan e dallo “007” Daniel Craig che ne avrebbe usufruito per farsi trovare in forma nel film di successo Skyfall.
Anche Madonna, Janifer Aniston, Yoko Ono e Jessica Alba sarebbero delle “fan” del ghiaccio. A Manhattan l’utilizzo tra le star del cinema sarebbe diventato una vera e propria moda secondo il New York Post e le SPA ne avrebbero fatto un vero e proprio business.
La squadra di basket dei New York Knicks ne ha installate due al Madison Square Garden e hanno trovato il favore anche di star dell’NBA come LeBron James e Shaquille O’Neal.
In Italia invece ne sono degli utilizzatori la Juventus, la Roma e le Nazionali Italiane di calcio e rugby; nel mondo dell’atletica ne fa uso anche la maratoneta campione del mondo Paula Radcliffe.

Si chiama crioterapia, o criosauna: si tratta di grandi cilindri di acciaio che vengono refrigerati con azoto liquido, all’interno dei quali si è immersi fino all’altezza del torace. Le temperature variano tra i -150°C e i -200°C per una durata di alcuni minuti.
Sono molti i benefici promessi da chi produce e vende questi sistemi: favorirebbe la guarigione dai dolori cronici, combatterebbe l’osteoporosi, l’asma e il calo del desiderio sessuale. Addirittura viene promessa anche l’attivazione di processi metabolici in grado di innescare un repentino calo di peso.
In realtà nello sport italiano, soprattutto nel mondo del calcio, era un sistema già di moda negli anni ’70 quando, racconta Piero Volpi, responsabile medico dell’Inter, venivano preparate due vasche, una d’acqua fredda e una d’acqua calda, in cui si facevano immergere i calciatori per pochi minuti al fine di smaltire l’acido lattico e la fatica.
Ci sono diversi meccanismi per cui, esporre il corpo al freddo estremo, potrebbe aiutare ad alleviare la sensazione di dolore e affaticamento muscolare, tra cui la riduzione del metabolismo muscolare, l’attivazione della microcircolazione cutanea, la sensibilità dei recettori, la velocità di conduzione nervosa e la riduzione della sensazione di indolenzimento muscolare che insorge tardivamente dopo lo sforzo fisico.
Ma questi rimedi funzionano davvero?

Facciamo il punto della situazione: i revisori della Cochrane (Bone, Joint and Muscle Trauma Group) hanno messo insieme le migliori evidenze scientifiche disponibili in merito alla crioterapia, riguardo il suo ruolo nel prevenire o curare il dolore muscolare dopo l’esercizio, con lo scopo di capire se esistano o meno ragioni scientificamente valide che giustifichino il fatto di spendere molti soldi per “sentire così tanto freddo”. Ma anche per capire se possano esserci degli effetti collaterali.
Il team della Cochrane Collaboration ha trovato solo quattro piccoli studi randomizzati controllati (la tipologia di studio scientifico adatta per verificare l’efficacia di un trattamento terapeutico) adatti a valutare la problematica.
I dati riguardavano in totale 64 giovani adulti, fisicamente attivi e per lo più uomini. Tutti gli studi confrontavano la crioterapia “total body” rispetto al riposo oppure al non sottoporsi ad alcun trattamento. Un solo studio, invece, confrontava la crioterapia anche con terapia a infrarossi.
I risultati?

Esistono evidenze scientifiche scarse al riguardo, affermano gli autori della revisione sistematica della letteratura perché tutti gli studi analizzati hanno caratteristiche intrinseche di bassa qualità che potrebbero rendere i risultati dichiarati non affidabili.
Non è chiaro se la crioterapia abbia un effetto benefico o meno sul dolore muscolare o se invece non faccia alcuna differenza rispetto al semplice riposo.
C’era solo una debole evidenza scientifica che la crioterapia migliorasse la sensazione di benessere 24 ore dopo il trattamento e, la cosa più allarmante, nessuno degli studi analizzati ha riportato dati di sicurezza in merito agli effetti collaterali di questa pratica: vorrà dire che non causano nessun effetto collaterale? Anche se fosse così andrebbe comunque riportato questo dato nello studio scientifico. O piuttosto si tratta di omissione? Non lo sapremo, ma di certo, dal punto di vista etico e metodologico, non aver riportato queste informazioni non è di sicuro un punto a favore dei citati studi.

Il lettore potrebbe a questo punto essere confuso e chiedersi se la crioterapia è efficace e sicura o meno.
“Siamo ancora nel buio!” secondo i ricercatori britannici che hanno portato avanti gli studi e che concludono scrivendo che “non vi è alcuna prova che la crioterapia sia efficace e sicura per il dolore muscolare dopo l’esercizio fisico. Non ci sono inoltre evidenze nelle donne e negli atleti di alto livello. La mancanza di prove in merito agli eventi avversi è un importante fattore da considerare dato che l’esposizione a temperature così estreme può essere potenzialmente un azzardo”.
E la Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense che vigila su farmaci, terapie e salute, conferma, non riconoscendo alcun beneficio a questa pratica, soprattutto per quanto riguarda i promessi effetti dimagranti e ringiovanenti. Non c’è inoltre alcuna evidenza scientifica della loro efficacia contro l’asma o il calo del desiderio sessuale e non ha effetti chiari sul metabolismo e la perdita di peso, oltre a non curare i cali dell’umore e la depressione.

Non ci sono quindi sufficienti evidenze scientifiche a supporto di questa pratica, ma nonostante questo i centri per la crioterapia stanno nascendo come funghi in alcune nazioni come gli Stati Uniti e anche in Italia stanno aprendo i primi centri per la criosauna.
E va detto che non è nemmeno così fondato anche l’assunto teorico proposto dalla Gazzetta dello Sport che, dopo aver frettolosamente ed erroneamente affermato: “la ricerca medica l’ha resa una terapia curativa sicura ed efficace” propone: “se così non fosse, non sarebbe largamente utilizzata sia dai professionisti di tutti gli sport, individuali e di squadra, sia dagli amatori”.
A quanto pare, invece, la realtà dei fatti non dimostra questo e non è garanzia di sicurezza ed efficacia terapeutica il solo fatto di veder applicate queste pratiche agli sportivi d’elite.

Rimane da capire perché sembra essere così tanto ricercata. E perché un atleta dovrebbe sottoporsi a questo trattamento senza precise garanzie.
Qualcuno l’ha chiesto a un portavoce della Welsh Rugby Union, il quale ha dichiarato alla BBC che erano a conoscenza del fatto che non vi fossero evidenze scientifiche sulla crioterapia, ma che il club “Pensa che funzioni e questo è il motivo per cui la usiamo”.
Basta davvero solo credere che qualcosa funzioni (un’opinione quindi) per far si che ci si possa sottoporre a pratiche di dubbia efficacia e soprattutto di dubbia sicurezza? Evidentemente no! Non dovrebbe essere così e forse i risultati dei ricercatori andrebbero consultati più di frequente.
Per dirla con le parole della Cochrane Collaboration “pensare” che qualcosa funzioni potrebbe anche portare a dei vantaggi, ma nessuna quantità di fede può proteggerci contro i danni potenziali dell’esporre il proprio corpo a temperature così estreme…in assenza di risposte dalla ricerca, dovrebbero “ri-pensarci”.

A dire il vero non è andata meglio nemmeno al metodo antesignano della crioterapia, ovvero l’antica borsa del ghiaccio: secondo ben 3 revisioni sistematiche Cochrane, è emerso che l’applicazione del freddo ha evidenze scientifiche soltanto di qualità “moderata”, nel miglioramento del movimento, della forza e soprattutto del dolore in persone che soffrono di artrosi al ginocchio, mentre ha qualche effetto nella riduzione del gonfiore, seppur gli studi non siano di qualità elevata.
Evidenze molto limitate anche riguardo l’efficacia nel mal di schiena e nel ridurre il dolore post-operatorio dopo interventi di protesi di ginocchio: i potenziali benefici del ghiaccio applicato sono troppo ridotti per giustificarne l’utilizzo anche se, a differenza della criosauna, in questo caso non sono riportati effetti collaterali significativi.
Chi fa uso di questo tipo di rimedio, dunque, può stare tranquillo trattandosi di un rimedio piuttosto sicuro, sebbene parzialmente efficace.

Concludo sostenendo che una corretta informazione scientifica aiuta i clinici ma soprattutto i pazienti nel prendere decisioni consapevoli e sicure in ambito sanitario; lo scopo di questa serie di commenti agli articoli della Cochrane UK è proprio quello di informare i pazienti e in particolare gli sportivi: per dirla con la frase d’esordio dell’articolo pubblicato sul sito dell’ente britannico: “per tutti coloro che ambiscono al podio o anche solo al parco giochi”!.

Bibliografia:
[1] http://www.evidentlycochrane.net/cryotherapy-its-cool-but-is-it-evidence-based
[2] http://www.bbc.com/news/health-34394138
[3] http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2014/04/09-291250/Bonucci+ci+prende+gusto%3A+%C2%ABSelfie+agghiacciante%3A+-196%C2%BB
[4] http://www.oggi.it/bellezza/beauty-star/2015/04/23/crioterapia-da-demi-moore-a-cristiano-ronaldo-lultima-follia-delle-star-per-rimanere-giovani-e-in-forma/
[5] http://gossipblitz.com/2016/03/19/lindsay-lohan-daniel-craig-tutti-vip-pazzi-la-crioterapia/
[6] http://www.play4movie.com/bellezzasalute/il-segreto-di-daniel-craig-per-un-fisico-da-james-bond-142/
[7] http://letteradonna.it/175086/crioterapia-criosauna-trattamento-bellezza-lindsay-lohan-foto-istagram/
[8] http://nypost.com/2015/07/29/new-yorkers-are-literally-freezing-themselves-to-burn-off-calories/
[9] http://www.focus.it/scienza/salute/crioterapia-criosauna
[10] http://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/04/17/news/il-benessere-che-viene-dal-freddo-1.161726
[11] Costello JT. et al. Cochrane Database Syst Rev. 2015 Sep 18;(9):CD010789
[12] http://www.focus.it/scienza/salute/crioterapia-criosauna
[13] http://www.gazzetta.it/Sport-Vari/Fitness/26-06-2015/fitness-crioterapia-freddo-prevenire-curare-infortuni-120317239651.shtml
[14] Brosseau L. et al. Thermotherapy for treatment of osteoarthritis. Cochrane Database Syst Rev. 2003;(4):CD004522
[15] French SD et al.. Cochrane Database Syst Rev. 2006 Jan 25;(1):CD004750
[16] Adie S. et al.
Cryotherapy following total knee replacement. Cochrane Database Syst Rev. 2012 Sep 12;(9):CD007911

La Cochrane Collaboration è il più autorevole network scientifico internazionale di disseminazione delle informazioni scientifiche ed è un’istituzione indipendente e no-profit ispirata agli insegnamenti del padre della Medicina basata sulle Prove di Efficacia (l’epidemiologo scozzese Archibald Cochrane).
La mission della Cochrane Collaboration è quella di sintetizzare i risultati degli studi scientifici pubblicati, al fine di favorire un’informazione accessibile, libera da sponsorizzazioni commerciali e conflitti di interesse in ambito sanitario, con l’obiettivo ulteriore di agevolare la scelta delle decisioni cliniche da parte dei sanitari e la scelta consapevole da parte dei pazienti riguardo i trattamenti proposti.

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Prende il via la rubrica “Evidenze scientifiche nello Sport” curata dal dott. Viceconti https://www.fisio2000.it/prende-il-via-la-rubrica-evidenze-scientifiche-nello-sport-curata-dal-dott-viceconti https://www.fisio2000.it/prende-il-via-la-rubrica-evidenze-scientifiche-nello-sport-curata-dal-dott-viceconti#comments Wed, 24 Aug 2016 08:00:21 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1035 Per 8 settimane, ogni giovedì, un approfondimento sul mondo della ricerca nel campo della fisioterapia sportiva

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Il 10 agosto, pochi giorni dopo la conquista dell’ennesima medaglia d’oro da parte di Michael Phelps alle Olimpiadi di Rio 2016, prendendo spunto dalla singolare vicenda dell’atleta statunitense che si è sottoposto alla tecnica pseudoscientifica del “cupping”, la Cochrane Collaboration, il più autorevole network scientifico internazionale indipendente di disseminazione delle informazioni scientifiche, ha pubblicato sul sito della divisione britannica della Collaborazione (Cochrane UK) una serie di prospetti informativi sul tema delle evidenze scientifiche nello sport.
Dalle pagine del Blog Fisio 2000 abbiamo quindi deciso di rilanciare l’iniziativa avviando, in collaborazione con il dott. Viceconti, una rubrica in 8 settimane che potesse approfondire ogni giovedì molte delle tematiche affrontate dalla Cochrane Collaboration, tra cui:

– l’utilizzo del ghiaccio nelle vasche refrigerate
– lo stretching
– le iniezioni in caso di tendinopatia achillea
– i tutori per i problemi al ginocchio
– l’applicazione di pomate anti-infiammatorie locali

L’intento è quello di sfatare alcuni dei falsi miti che ancora sono “di moda” tra gli atleti e gli addetti ai lavori e di sensibilizzare tutti gli sportivi e i tecnici riguardo l’importante tema della ricerca e delle evidenze scientifiche in ambito medico-sportivo.
Sono trascorsi ormai 46 anni da quando Archibald Cochrane, il padre fondatore della Medicina basata sulle Prove di Efficacia, scrisse il libro “L’inflazione Medica” in cui affermava che “all’interno delle strutture sanitarie non era etico pensare di erogare prestazioni se queste non determinavano benefici”.
E ne sono trascorsi altri 24 da quando sul The Journal of the American Medical Association veniva pubblicato, a firma di un altro tra i più importanti epidemiologi contemporanei, David Sackett, l’articolo-manifesto con cui formalmente si dava il “via” a quel movimento scientifico conosciuto come Evidence-Based Medicine, critico verso il vecchio sistema di fare scienza e medicina e intenzionato a basarsi solo sull’esperienza, sulle consuetudini e sul parere degli esperti del settore.
Nonostante questi lunghi anni e considerando gli enormi progressi che ha fatto la ricerca scientifica in alcuni ambiti, come ad esempio quello delle scienze riabilitative di cui la fisioterapia fa parte, non è infrequente sentir parlare di “vecchie mode” e tradizioni, care soprattutto al mondo dello sport in cui sono presenti molti “creduloni” come sostiene il “The Guardian”.

Appuntamento a giovedì 25 Agosto con la prima delle 8 puntate dedicata al tema dell’utilizzo delle vasche ghiacciate per alleviare i sintomi del dolore muscolare.
Potrete leggere tutti gli articoli della rubrica sul blog del sito nella sezione Evidenze scientifiche.

Buona Lettura.

La Redazione Fisio 2000

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