FISIO 2000 https://www.fisio2000.it Ricerca e tecnologia applicata alla riabilitazione Tue, 04 Mar 2025 08:04:02 +0000 it-IT hourly 1 Yoga: a rischio le anche sia degli insegnanti che degli allievi https://www.fisio2000.it/yoga-a-rischio-le-anche-sia-degli-insegnanti-che-degli-allievi https://www.fisio2000.it/yoga-a-rischio-le-anche-sia-degli-insegnanti-che-degli-allievi#comments Mon, 04 Nov 2019 23:39:51 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1369 Alcune riflessioni sulle problematiche legate alla pratica dello yoga partendo da un'interessante intervista a Benoy Matthews pubblicata sul sito inglese della BBC

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In un’intervista pubblicata sul sito inglese della BBC, Benoy Matthews, un fisioterapista britannico specializzato nelle problematiche dell’anca e del ginocchio con più di vent’anni d’esperienza nel campo, mette in guardia sul crescente numero di insegnanti di yoga che incorrono in problematiche all’anca, talvolta anche gravi, al punto da dover ricorrere alla chirurgia.

La maggior incidenza di questi infortuni potrebbe essere causata dalle posizioni in eccessiva chiusura che avvengono tra alcune parti del corpo, come avviene ad esempio tra gli arti inferiori e il tronco. In alcune delle posizioni previste dallo Yoga si richiede di mantenere ripetutamente alcune posizioni “obbligate” e oltre il limite fisiologico. Il dott. Matthews afferma di visitare 4 o 5 insegnanti di Yoga al mese: circa la metà necessità semplicemente di consigli su come praticare in maniera più fisiologica alcune delle posizioni “prescritte” dallo yoga, in modo da non stressare troppo le articolazioni. Ma altri, con problematiche più serie o in fase avanzata, sono costretti a ricorrere alle cure mediche o addirittura alla chirurgia ortopedica, che talvolta prevede addirittura l’impianto di una protesi totale d’anca.
“Spesso le persone confondono la sensazione di tensione e stiramento con il dolore”, afferma. “Se si avverte una sensazione di blocco, rigidità o di schiacciamento nella zona dell’inguine, non dovrebbe essere ignorata”, prosegue, “Occorre saper conoscere i propri limiti”.
Inoltre il dott. Matthews osserva che per chi pratica Yoga può essere facile interpretare una sensazione di rigidità muscolare che deve essere “vinta” attraverso le posizioni mantenute, con una sensazione di dolore e rigidità articolare che invece dovrebbe farci smettere di insistere. Matthews tiene a precisare nel suo intervento al sito della BBC che non intende “accusare” lo yoga, d’altronde egli stesso lo pratica e riconosce il beneficio che apporta alla salute questo tipo di attività fisica. “Ma come ogni altra cosa, può causare dei danni e non si può metterla su un piedistallo”. Occorre capire e interpretare i segnali che ci invia il nostro corpo e sapere quando probabilmente abbiamo oltrepassato il nostro limite.
Nelle classi di Yoga, specie se numerose, non è possibile effettuare un’efficacie supervisione di tutti gli allievi. Potrebbe risultare automatico talvolta imitare ciò che fanno gli altri partecipanti, ma occorre ricordare che le posizioni che riesce a raggiungere e mantenere una persona potrebbero non essere fattibili per altre. Matthews suggerisce quindi di cercare il proprio limite attraverso il raggiungimento di posizioni comode e confortevoli per se stessi, piuttosto che raggiungere posizioni fino in fondo a quello che sarebbe il limite teorico previsto dalla disciplina: “solo perché la persona che ti sta accanto può arrivare fino in fondo non vuol dire che sia necessario e utile anche per te fare lo stesso”.

Condivido con il dott. Matthews la mia esperienza con pazienti che frequentavano yoga e che si sono rivolte a me per patologie all’anca. Rispetto alla casistica riportata dal collega inglese, devo dire che ad oggi non è per fortuna mai capitato di dover indirizzare dei pazienti verso la chirurgia ortopedica: nella maggior parte dei casi la risoluzione dei sintomi e il completo ritorno allo yoga si è completato nel corso di circa 2 o 4 mesi al massimo. Tuttavia, rispetto all’età media riportata dal collega Matthews (40-42 anni), devo riportare purtroppo una casistica con età inferiore, intorno ai 34-35 anni, solitamente di sesso femminile.
Inoltre i pazienti da me visitati non sono soltanto insegnanti, anzi per lo più si tratta di allievi.
I sintomi più frequentemente riportati sono la rigidità in alcuni movimenti anche della vita quotidiana, come accavallare le gambe o alzarsi dopo essere stati seduti per molto tempo, e il caratteristico dolore nella zona tra l’inguine e l’interno coscia, spesso indice di una patologia all’interno dell’articolazione dell’anca.
In questi casi occorre fermarsi dal praticare questa attività e richiedere il consulto di un fisioterapista specializzato che possa valutare un’eventuale disfunzione a carico dell’articolazione o della muscolatura che ne controlla i movimenti. Non sempre è necessario effettuare degli accertamenti radiografici, anche per via dei cosiddetti “falsi positivi” (1, 2), ovvero la presenza di referti teoricamente anomali ma non necessariamente correlati ai sintomi del paziente, che si riscontrano in questi esami anche nelle persone che non soffrono di alcun disturbo.
La crescente popolarità acquisita dallo Yoga negli ultimi decenni l’ha resa una delle attività fisiche più praticate al mondo, anche per via dei positivi effetti che ne derivano legati al benessere psicologico e al rilassamento, oltre che al benessere fisico.

Tuttavia, occorre avvertire sia gli insegnanti che gli allievi dei potenziali rischi che derivano da una pratica scorretta di questa disciplina: per citare le parole di Natalie Gartshore, un’insegnate di Yoga di lungo corso intervistata dalla BBC, “penso che lo Yoga sia vittima del suo stesso successo”: Natalie ha insegnato Yoga per 16 anni e denuncia la scarsa preparazione di alcuni insegnanti. “Non credo che ti venga detto abbastanza sull’anatomia e la fisiologia quando ti stai formando come istruttore. Il rischio è di eccedere con i limiti del proprio corpo”. La Gartshore, che a 40 anni ha subito un danno alla cartilagine dell’anca, esprime inoltre le proprie preoccupazioni sui carichi articolari a cui sono sottoposti gli insegnati di Yoga che seguono 5 o 6 classi al giorno e spesso anche durante i week end.

A conclusione di questo commento all’articolo pubblicato dal sito internet della BBC, suggerisco agli allievi e agli insegnanti di Yoga di prestare attenzione ai sintomi all’anca descritti, che compaiono durante il mantenimento delle posizioni dello Yoga, specie se questi non si risolvono spontaneamente con la sospensione temporanea dell’attività, se si ripresentano con il ripetersi delle posizioni o se ancor peggio si ripercuotono anche su altre attività extra-sportive e spesso basilari come la salita e discesa delle scale, l’accavallamento delle gambe, la posizione mantenuta a lungo come ad esempio durante i viaggi in auto o, nei casi peggiori, nelle posizioni che si assumono durante il sonno.
Non bisognerebbe arrivare ad una situazione in cui il dolore all’anca sia presente anche durante il cammino, onde evitare di giungere alla riabilitazione in fase troppo tardiva per poter avere dei benefici dalla fisioterapia, con il rischio di dover ricorrere alla chirurgia.

Dott. Ft. Antonello Viceconti Fisioterapista Specializzato in Riabilitazione dei Disturbi Muscoloscheletrici Dottorando di Ricerca in Neuroscienze

Bibliografia tratta da: www.bbc.com/news/health-50181155

1) www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5861026/
2) www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25636988

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Carezze fatate: la maglia rosa non si affida alle prove scientifiche https://www.fisio2000.it/carezze-fatate-la-maglia-rosa-non-si-affida-alle-prove-scientifiche https://www.fisio2000.it/carezze-fatate-la-maglia-rosa-non-si-affida-alle-prove-scientifiche#comments Sun, 19 May 2019 12:23:42 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1354 Fare certe dichiarazioni è anti-scientifico, divulgarle è pericoloso

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Ancora una volta la Gazzetta dello Sport scrive sulle sue colonne a proposito della salute degli atleti, nello specifico delle cure a cui si sottopongono. Questa volta è il turno del ciclismo, nel momento dell’anno di massima popolarità dello sport a due ruote, vale a dire dopo una settimana dal via del Giro d’Italia.
Proprio nei momenti di massimo interesse di uno sport popolare come il ciclismo si dovrebbe prestare particolare attenzione alle informazioni divulgate, in virtù dell’effetto di amplificazione che ogni notizia può avere su ogni target di età.
A seguito della pubblicazione dell’articolo su Vincenzo Nibali (consultabile anche online al seguente link), sento il dovere etico e professionale di fare alcune riflessioni e soprattutto porre l’attenzione verso gli effetti che articoli del genere possono produrre sui pazienti.
Sin dal sottotitolo si parla di posizione “fuori asse” del bacino e delle presunte problematiche che ne deriverebbero. La letteratura scientifica ha smentito la credenza secondo la quale il mal di schiena sia causato da qualcosa “fuori posto” o dalla colonna vertebrale “disallineata”, tantomeno da un bacino “asimmetrico” o da una differenza di lunghezza degli arti inferiori (rif. 1, 2, 3).
Si tratta quindi di supposizioni false, basate su vecchie credenze e superate dalla ricerca scientifica.
Più avanti nell’articolo si legge, a proposito della metodologia di valutazione funzionale messa in atto, che “la spina vertebrale sia allineata”. Anche in questo caso si tratta di affermazioni prive di alcun fondamento scientifico in quanto, da articoli pubblicati perfino dagli stessi osteopati, emerge una scarsa abilità diagnostica delle procedure per identificare i punti di repere anatomici attraverso l’uso delle mani ( rif. 4, 5, 6, 7, 8) e, più nello specifico, del metodo utilizzato per identificare le asimmetrie del bacino (rif. 9, 10).
In sostanza se un esaminatore “A” sostenesse che il bacino di una persona sia ruotato a destra (ammesso e non concesso che da solo questo fattore possa essere causa o predisposizione per una determinata condizione clinica patologica), un esaminatore “B” potrebbe sostenere esattamente l’opposto. Inoltre lo stesso esaminatore A potrebbe ottenere due risultati differenti se misurasse la rotazione del bacino della stessa persona a distanza di alcuni giorni (in assenza di chiari fattori che possano essere intervenuti su questo parametro).
Sostanzialmente, se lanciassimo una monetina in aria e scommettessimo sull’esito della rotazione del bacino, avremmo più o meno le stesse probabilità di “indovinare” il risultato rispetto a quelle dell’esaminatore citato come esempio.
Chiarire questo aspetto circa le “rotazioni del bacino” sarebbe già ampiamente sufficiente per dire che si sta parlando di un “non problema” nella maggior parte dei casi (fatto salvo per deformità ed asimmetrie vertebrali evidenti di cui mi auguro non siano affetti i ciclisti in cura da questo osteopata e nello specifico l’atleta italiano a cui si fa riferimento nell’articolo).
Proseguendo nell’articolo si cita la “*craniosacrale*”… ma di cosa si tratta realmente? Nell’articolo viene testualmente riportata la definizione di “trattamento in cui si mette in relazione l’osso occipitale con il sacro e si riesce ad attivare e favorire i meccanismi di rigenerazione lavorando su una componente del sistema neurovegetativo che è quella parasimpatica”.
In effetti è una tecnica mente-corpo che prevede l’uso di un tocco manuale “gentile” per il rilascio di restrizioni della fascia anatomica tra il cranio e l’osso sacro (rif. 11) con effetti benefici anche sul sistema neurovegetativo ed endocrino: sostanzialmente una specie di “carezza”. Questo confronto non va inteso in senso dispregiativo in quanto è stato ampiamente dimostrato dal punto di vista scientifico che un certo tipo di tocco manuale con determinate caratteristiche di intensità, velocità e fattori contestuali associati (globalmente molto simile a quando accarezziamo o riceviamo una carezza) abbia degli effetti benefici sul sistema neuro-immuno-endocrino (cito per brevità soltanto una fonte bibliografica ma la letteratura scientifica è sostanziosa al riguardo (rif. 12)).
Tuttavia mentre sul tocco gentile delle carezze esiste una consistente letteratura scientifica a supporto, sugli effetti della terapia craniosacrale no (rif. 13), pertanto sarebbe tecnicamente più appropriato e al passo con i tempi storico-scientifici parlare di carezze (rif. 14), pur sempre terapeutiche, più che di metodiche craniosacrali.
La metodica craniosacrale si basa inoltre sulla teoria del “ritmo” cranio-sacrale secondo cui alla base di molte disfunzioni vi sarebbe un’alterazione nell’andamento del liquido cerebrospinale. Si tratta però di una “teoria” che non è stata ancora validata scientificamente e i cui i metodi di identificazione utilizzati sono risultati essere, anche in questo caso, inaffidabili (rif. 15, 16, 17, 18, 19) a tal punto da rendere “le decisioni cliniche che ne possono derivare potenzialmente errate” per citare uno degli articoli bibliografici riportati (Wirth-Pattullo, 1994).
In sintesi, basarsi sui risultati derivanti da questo tipo di valutazioni può portare del tutto fuori strada. A questo va aggiunto il considerevole impatto negativo (effetto nocebo) che le parole hanno sempre sui pazienti (rif. 20), soprattutto quando sono negative (rif. 21, 22). I professionisti sanitari possono indurre suggestioni positive ma anche negative nei pazienti o potenziali tali. Far passare il messaggio che la schiena possa essere “fuori allineamento” non è possibile tecnicamente (per i motivi di cui sopra), non è corretto scientificamente (perché non è dimostrabile) e soprattutto è dannoso per i pazienti perché questi si inducono a credere che il loro sintomo o la loro disfunzione sia sostenuta da fattori strutturali che non hanno una reale incidenza sullo stato clinico.
Infine l’ultima inesattezza va segnalata a proposito delle cosiddette “manipolazioni vertebrali” o “thrust” a cui si fa riferimento nell’articolo, ovvero quelle tecniche a seguito delle quali si può o meno sentire lo “schiocco”, tecnicamente definito “popping sound”.
Nell’articolo della Rosa viene dichiarato che la tecnica è utilizzata per “le articolazioni che hanno subito un’iper-compattazione” e che il rumore del “clac” è prodotto “dallo scollamento” (ma non viene specificato di cosa). Il thrust manipolativo è una delle tante tecniche utilizzate non solo dagli osteopati ma anche dai fisioterapisti con un livello di formazione avanzato. Non vi è alcuna prova che l’esito delle manipolazioni (compreso il “clac” udibile”) siano correlati all’efficacia e al tipo di tecnica (rif. 34), anzi, è stato dimostrato che soltanto la metà dei “clac” udibili avviene al livello vertebrale su cui si eroga la tecnica: nella maggior parte dei casi, quelli che si sentono, sono dei “clac” cosiddetti multipli, cioè avvengono anche a livelli vertebrali distanti da quello su cui si pensa di applicare la manovra (rif. 35). Dalla letteratura scientifica emerge che queste tecniche, più che ad un livello meccanico di “sblocco” e “scollatura” dei tessuti, agiscano su meccanismi di tipo neurofisiologico (rif. 36), producendo un aumento della soglia al dolore, una riduzione del tono muscolare e una serie di effetti globali sull’organismo quali ad esempio quelli immuno-endocrini (concentrazione plasmatica di adrenalina e noradrenalina e aumento degli anticorpi) (rif. 37, 38, 39, 40, 41).

In conclusione devo purtroppo rilevare che la Gazzetta dello Sport non è nuova a questi titoli sensazionali e privi di supporto scientifico. Già in passato ho evidenziato la presenza in alcuni articoli di riferimenti a terapie di non provata efficacia (rif. 24,25) come la Tecar o l’uso della placenta di cavallo, ma la testata sportiva più popolare d’Italia non si è mai presa la briga di verificare la fondatezza di queste informazioni, né di rispondere ad una lettera di chiarificazione che il sottoscritto inviò proprio a seguito dell’uscita di uno degli articoli sopra citati (rif. 27).
Anche nella divulgazione delle pratiche e delle metodiche a cui si sottopongono atleti di alto livello del mondo dello sport bisognerebbe fare molta attenzione alle professionalità coinvolte (e indirettamente messe in risalto), che, come nel caso dell’osteopatia, non sono di comprovata efficacia e sono annoverate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le cosiddette “Medicine tradizionali, complementari e alternative” al pari di chiropratica, agopuntura, ayurveda, naturopatia, nuad thai, medicina tradizionale cinese, tuina e medicina unani (WHO Traditional Medicine Strategies document, World Health Organisation, 2002).
Una testata sportiva non è una rivista scientifica: per gli addetti ai lavori della ricerca le riviste scientifiche sono quelle che pubblicano gli studi scientifici e che prevedono specifici criteri di selezione da parte di revisori specializzati prima di poter essere pubblicate.
Pertanto sarebbe più saggio e opportuno demandare l’informazione su temi delicati come quelli inerenti la salute ad altri strumenti e format più adeguati.

Dott. Antonello Viceconti, Fisioterapista, Dottorando di Ricerca in Neuroscienze – Università degli Studi di Genova

*Bibliografia:*
1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19954544
2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10382251
3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21419349
4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27069265
5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15454722
6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10688955
7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21135198
8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17210266
9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23561859
10.https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20129513
11. Upledger JE, Vredevoogt J. Craniosacral Therapy. Seattle, WA: Eastland Press; 1983
12. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4701942
13. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709302
14. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27845175
15. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11313614
16. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9806622
17. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8090842
18. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14723858
19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9513867
20. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3401955
21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19804629
22. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17379417
23. http://www.fisio2000.it/quando-le-terapie-dei-top-player-non-sono-al-top
24. https://www.gazzetta.it/Sport-Vari/Fitness/26-06-2015/fitness-crioterapia-freddo-prevenire-curare-infortuni-120317239651.shtml
25. https://running.gazzetta.it/salute/29-08-2016/crioterapia-tutti-segreti-terapia-brivido-16339
26. https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Lazio/19-02-2019/lazio-milinkovic-infortuni-bastos-durmisi-berisha-luis-alberto-3201535967633.shtml
27. http://www.fisio2000.it/informazioni-errate-sulla-crioterapia-il-dott-viceconti-scrive-alla-gazzetta-dello-sport
28. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23776117
29. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22182954
30. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709302″
31. https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD001002.pub2/full
32. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16855988
33. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2553545
34. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14970817
35. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28900571
36. https://www.jmptonline.org/article/S0161-4754(02)48579-X/abstract
37. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22343005
38. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14589467
39. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2775050/
40. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1578563/
41. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2945351

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Fisio 2000 si fa in due https://www.fisio2000.it/fisio-2000-si-fa-in-due https://www.fisio2000.it/fisio-2000-si-fa-in-due#comments Fri, 05 Apr 2019 06:00:29 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1313 Nuova apertura anche a Savona nella centralissima sede di via Boselli 7

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Siamo lieti di poter comunicare l’apertura di un nuovo studio fisioterapico nella città di Savona, che si aggiunge alla sede di Genova in via Trebisonda 2/A (Zona Foce) inaugurata quasi 5 anni fa e all’intensa attività di fisioterapia domiciliare in tutta la provincia di Alessandria e nel ponente ligure.
Il dott. Viceconti effettuerà le consulenze e le sedute di fisioterapia nella centralissima via Boselli al civico 7, interno 10.
Nella stessa struttura sono già presenti la scuola di yoga Il Cerchio dell’Essere e uno studio psicoterapico, nell’ottica di una collaborazione multiprofessionale e multidisciplinare che da sempre ha caratterizzato la nostra metodologia di lavoro.
Siamo pronti per questa nuova avventura! Invitiamo quanti vogliano ricevere una consulenza per problemi muscoloscheletrici come cervicalgia e mal di schiena, o per infortuni sportivi e programmi di prevenzione, a fissare un appuntamento per una valutazione fisioterapica iniziale e senza impegno di prosecuzione con un successivo programma riabilitativo: per tutto il mese di aprile sarà possibile usufruire di uno speciale sconto del 20% sulla prima visita.

Bisognerebbe prendersi cura della salute come si prende cura del divertimento, allora non si sarebbe mai malati. (François Gervais)

Lo Staff di Fisio 2000

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Il Pilates può curare il mal di schiena? https://www.fisio2000.it/il-pilates-puo-curare-il-mal-di-schiena https://www.fisio2000.it/il-pilates-puo-curare-il-mal-di-schiena#comments Thu, 07 Feb 2019 16:40:58 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1315 Il Pilates può curare il mal di schiena? Consigli per chi pratica attività fisica e soffre di problematiche muscoloscheletriche

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A seguito delle molte curiosità e richieste di informazioni pervenute dopo l’ultimo articolo su Yoga e il Mal di Schiena riproponiamo un articolo pubblicato sul nostro blog qualche anno fa ma sempre d’attualità.
Sono infatti molti i pazienti che spesso ci chiedono se il Pilates può essere praticato per curare il mal di schiena.
Rispondiamo subito dicendo che il Pilates non è una terapia, né una tecnica riabilitativa e che quindi da solo non va inteso come presidio terapeutico per il mal di schiena: infatti lo studio scientifico di cui parlavamo nel nostro articolo affermava proprio la “non superiorità” del Pilates, considerando anche i costi/benefici, rispetto ad altre tecniche o esercizi già utilizzati dal fisioterapista (solo a titolo esemplificativo citiamo gli esercizi di controllo motorio, le mobilizzazioni, le manipolazioni vertebrali e l’esercizio a tempo-contigente e ad esposizione graduale).
Dunque il Pilates (al pari dello Yoga) rappresenta una forma di attività fisica e come tale deve essere considerata in aggiunta alla fisioterapia e alla psicoterapia, come evidenziato dalle linee guida.
Vista la crescente popolarità del Pilates vogliamo dare qualche consiglio utile a chi, praticandolo, soffre di problematiche muscoloscheletriche, in particolare alla schiena o al collo:

1) Preferire corsi poco affollati 
Spesso il Pilates è praticato in “classi” e non individualmente e come tutte le pratiche che prevedono il movimento corporeo è sempre molto importante allenarsi senza peggiorare la propria condizione fisica. Per questo è necessaria la supervisione di istruttori competenti in grado di controllare e nel caso correggere opportunamente i movimenti, ma questo non è possibile se il numero di partecipanti è eccessivamente elevato. Inoltre, soprattutto in Italia, il Pilates è una metodica spesso proposta nelle palestre più che nei centri fisioterapici, pertanto potrebbe trattarsi di un’attività fisica non effettuata nella maniera più “personalizzata” possibile per quelle persone che soffrono di determinati problemi muscoloscheletrici. Consigliamo quindi di effettuare sempre una visita fisioterapica da un professionista specializzato in caso di dubbi sulla tipologia di esercizi proposti o sulla loro adeguatezza rispetto alla patologia di cui si soffre.

2) Non forzare la pratica del Pilates in caso di dolore
È più utile praticare Pilates dopo aver ristabilito una buona funzionalità della schiena e livelli tollerabili di dolore. Eseguito in aggiunta alla fisioterapia o in continuità rispetto al programma riabilitativo può aiutare a mantenere i risultati raggiunti e un buono stato di forma generale.
Per alcune problematiche muscoloscheletriche il Pilates potrebbe non essere indicato in presenza di dolore: ad esempio per chi soffre di sciatalgia alcune posizioni in allungamento muscolare potrebbero non giovare ad una struttura neurale che si trova ad esercitare solo parzialmente la sua normale funzione, con conseguenze negative come l’aumento del dolore, il formicolio e la sensazione di bruciore. In questi casi sempre meglio attendere che le strutture neurali abbiano ripreso a funzionare adeguatamente e siano in grado di tollerare stress meccanici più elevati.

3) Variare attività fisica se non produce un mantenimento del benessere
Qualora nella pratica si riscontri un peggioramento dei sintomi, vanno sempre individuati i fattori scatenanti come ad esempio il tipo di posizioni e il tipo di esercizi effettuati, la quantità di attività e lo specifico momento in cui questa è proposta (fase acuta, sub-acuta o di stabilizzazione dei sintomi). In alcuni casi è preferibile individuare delle attività parallele o alternative al Pilates per ristabilire il livello ottimale di benessere.

In sintesi, il Pilates può non essere per tutti, nonostante l’incredibile popolarità che ha raggiunto negli ultimi anni. Popolare non vuol dire universale, pertanto a chi soffre di problematiche alla schiena consigliamo sempre una valutazione fisioterapica preliminare di tipo individuale e personalizzata.
Infine, tenendo in considerazione questi consigli, ribadiamo che il movimento fisico è assolutamente indicato in caso di dolore alla schiena, come da linee guida, e che occorre individuare la “ricetta” adeguata per ogni singola persona non trascurando le sue personali preferenze.

Dott. Ft. Antonello Viceconti

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Lo Yoga fa bene per il mal di schiena? https://www.fisio2000.it/lo-yoga-fa-bene-per-il-mal-di-schiena https://www.fisio2000.it/lo-yoga-fa-bene-per-il-mal-di-schiena#comments Mon, 21 Jan 2019 21:50:52 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1281 La pratica dello yoga, può essere realmente efficace per la cura del mal di schiena? Uno studio scientifico prova a fare chiarezza su questo tema

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“Rilassati e prendi aria”, “respira con l’addome”, “lascia andare la tua schiena”, sono alcune delle istruzioni che è possibile ricevere se si frequenta una classe di yoga. Ma da sola, la pratica dello yoga, può essere realmente efficace per la cura del mal di schiena?
Una recente ricerca che ha analizzato 12 studi studi scientifici per un totale di più di 1000 soggetti coinvolti, ha rilevato che i benefici promessi dallo yoga per la riduzione del dolore lombare sono troppo piccoli per essere interpretati come significativi dai pazienti stessi. Non sembra quindi sufficiente praticare soltanto lo yoga se si soffre di mal di schiena e non ci sono prove che riduca i tempi di rientro al lavoro a seguito di fenomeni acuti.
Oltre al dolore, lo studio scientifico ha analizzato anche la funzionalità della schiena, cioè la capacità di camminare, salire le scale, dormire bene, vestirsi, ecc… In sintesi quanto il mal di schiena rende invalidante le attività comuni della vita quotidiana. Anche in questo caso gli studi analizzati non hanno saputo indicare con certezza che vi sia un reale miglioramento della funzionalità: lo yoga confrontato con la non-attività ha prodotto dei miglioramenti, mentre se confrontato con altre forme di esercizio fisico non ha fatto emergere risultati significativi.
Volendo commentare i risultati della ricerca, si può affermare che è l’attività fisica in sé a far bene alla schiena, più che lo yoga nello specifico. Chi soffre di mal di schiena non dovrebbe affidarsi allo yoga in maniera isolata in quanto questa disciplina non costituisce la terapia elettiva per le problematiche muscoloscheletriche.
E’ invece consigliabile lo yoga, come altre forme di esercizio fisico, per migliorare il ritorno alle normali attività della vita quotidiana dopo aver effettuato opportune cure fisioterapiche e/o psicoterapiche (quando necessarie).

Dott. Ft. Antonello Viceconti

Articolo ispirato alla rubrica “Evidently Cochrane” che promuove la diffusione delle migliori prove scientifiche di efficacia delle terapie in ambito sanitario. La rubrica è promossa dalla la Cochrane Collaboration , il più autorevole network scientifico internazionale indipendente di divulgazione delle informazioni scientifiche.

Bibliografia:
Yoga treatment for chronic non-specific low back pain
L. Susan Wieland, Nicole Skoetz, Karen Pilkington, Ramaprabhu Vempati, Christopher R D’Adamo, Brian M Berman

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Risparmia il tuo tempo: mezz’ora seduti vale tanto quanto una seduta di TECAR da 50 minuti https://www.fisio2000.it/risparmia-il-tuo-tempo-mezzora-seduti-vale-tanto-quanto-una-seduta-di-tecar-da-50-minuti https://www.fisio2000.it/risparmia-il-tuo-tempo-mezzora-seduti-vale-tanto-quanto-una-seduta-di-tecar-da-50-minuti#comments Tue, 29 May 2018 08:50:20 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1289 La TECAR migliora il recupero nei Runner? Un recente studio scientifico ha confrontato la TECAR con il riposo e i risultati con risultati abbastanza evidenti

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La Tecar (acronimo di Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo) viene spesso annoverata tra le terapie che è possibile ricevere presso uno studio fisioterapico. In realtà si dovrebbe più correttamente parlare di un “fenomeno” e non di una terapia in quanto, ad oggi, la ricerca scientifica non ne ha ancora dimostrato la sua reale efficacia e pertanto i suoi (presunti) effetti benefici verosimilmente sono dovuti all’effetto placebo.
Un approccio estremamente comune, seppur controverso, nella pratica clinica di molti studi e centri fisioterapici. Per onor di cronaca è doveroso anche dire che si tratta di un “fenomeno” principalmente italiano e di cui i principali esperti al mondo nell’ambito della fisioterapia sportiva e muscoloscheletrica sono pressoché ignari (ne abbiamo parlato in un precedente articolo che puoi trovare al link seguente).
Date queste premesse, sarebbe lecito chiedersi in partenza se si tratta di un’innovativa terapia sperimentale ancora poco conosciuta ai più o più che altro di un’abile trovata commerciale, soprattutto in virtù dei costi di acquisto del macchinario e quindi del relativo prezzo a cui viene “venduta” ai pazienti una seduta di TECAR.
Il fenomeno “TECAR” è ancora più frequente tra gli sportivi,in particolare tra i Runner, che spesso ne usufruiscono per ottenere (presunti) benefici in termini di miglior recupero dopo una prestazione agonistica o intensi allenamenti.
Un recente studio condotto in Spagna*, ha dimostrato come non ci siano effetti significativi sul recupero (misurati attraverso parametri fisiologici come la concentrazione di lattato nel sangue, la VO2, la frequenza cardiaca e i parametri ventilatori) tra un gruppo sottoposto ad una seduta di 15 minuti per gamba con modalità “resistiva” seguita da altri 10 minuti in modalità “capacitiva” e un altro gruppo a cui , invece, è stato semplicemente chiesto di rimanere seduto per mezz’ora.
Dopo l’esperimento, gli unici parametri rilevati come differenti tra i due gruppi sono stati quelli di tipo biomeccanico e più nello specifico l’aumento della lunghezza della falcata e l’altezza dello spostamento da terra.
Proprio su questi “presunti” benefici è necessario fare delle considerazioni in quanto non è detto che questi parametri “alterati” corrispondano ad una performance migliore.
Una falcata più ampia e una maggior distacco da terra più che essere correlati ad una migliore performance sono infatti correlati ad un aumentato rischio di infortuni; inoltre non prevedendo questo studio un terzo gruppo (il cosiddetto gruppo di “controllo” o “gruppo placebo”) non è nemmeno possibile stabilire se questi cambiamenti si siano verificati naturalmente o piuttosto per effetto della suggestione indotta dal tipo di trattamento erogato.
Ancora una volta, quindi, l’effetto benefico della TECAR è da considerarsi solo presunto e senza nessuna relazione con le radiofrequenze emesse dal macchinario e il conseguente aumento di temperatura cutaneo. In attesa di nuovi studi che contraddicano le attuali conoscenze in merito o che contribuiscano a chiarire i dubbi che ancora esistono, sembrerebbe quindi che non sia conveniente per il paziente sottoporsi a questo tipo di tecnica per migliorare il recupero post-allenamento o post-gara.

FISIO 2000 ha da tempo scelto di non erogare questo tipo di tecnica ai propri pazienti.
La nostra Mission si basa sui principi della Medicina Basata sulle Prove di Efficacia, cioè sull’utilizzo “coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori prove di efficacia disponibili nella presa di decisioni delle scelte terapeutiche per i pazienti” e al momento riteniamo che non esistano sufficienti prove di efficacia da giustificare l’adozione della TECAR.

Buona Lettura!

Antonello Viceconti, PT, OMPT, MSc PhD Candidate in Neuroscience – Science of Sport and Physical Activity Assistant Lecturer Master in Rehabilitation of Musculoskeletal Disorders University of Genova – University Campus of Savona

*Bibliografia:
Iratxe Duñabeitia et al. Effects of a capacitive-resistive electric transfer therapy on physiological and biomechanical parameters in recreational runners: A randomized controlled crossover trial. Physical Therapy in Sport – in press. 2018 Isabel Moore. Is There an Economical Running Technique? A Review of Modifiable Biomechanical Factors Affecting Running Economy. Sports Med. 2016; 46: 793–807.
Sackett et al. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996 Jan 13;312(7023):71-2.

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Il mal di schiena affrontato dalla psicologia: i benefici della terapia cognitivo – comportamentale https://www.fisio2000.it/il-mal-di-schiena-affrontato-dalla-psicologia-i-benefici-della-terapia-cognitivo-comportamentale https://www.fisio2000.it/il-mal-di-schiena-affrontato-dalla-psicologia-i-benefici-della-terapia-cognitivo-comportamentale#comments Fri, 08 Dec 2017 11:30:44 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1247 Le linee guida suggeriscono un approccio combinato di fisioterapia, esercizio fisico e terapie psicologiche per la cura del mal di schiena, soprattutto per quello di tipo cronico: approfondiamo l'argomento con la Dott.ssa Elisa Boggeri

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Abbiamo visto nello scorso articolo (link) che la Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) ha messo in risalto l’importante fenomeno del sovra-utilizzo di alcune terapie (ad esempio i farmaci antidolorifici) e di esami invasivi (ad esempio le radiografie, la TAC e la Risonanza Magnetica) a discapito di altre terapie come la fisioterapia, l’esercizio fisico e le terapie psicologiche, che risultano invece ampiamente sotto-utilizzate. Si tratta di un’indicazione in controtendenza con quanto vediamo accadere nel mondo reale, che pone un punto di attenzione sugli sprechi nell’utilizzo di risorse e sull’inadeguatezza delle cure fornite ai pazienti.
Un caso eclatante è quello rappresentato dal mal di schiena, in cui gli esami diagnostici inappropriati portano a cascata ad una serie di altre prestazioni sanitarie inutili come i consulti specialistici e altri trattamenti invasivi, con significativo spreco di risorse.
Proprio per la cura del mal di schiena le Linee Guida suggeriscono di associare alla fisioterapia, che deve comprendere necessariamente degli esercizi terapeutici mirati, anche l’esercizio fisico generale e le terapie psicologiche. A riguardo, nonostante la ricerca scientifica ci fornisca dati chiari sull’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento di patologie muscolo-scheletriche (soprattutto di tipo cronico), bisogna evidenziare che spesso le persone si avvicinano a questo tipo di approccio con diffidenza e scetticismo, forse fuorviate da antichi preconcetti riguardo le terapie psicologiche in generale (affronteremo più nel dettaglio questo importante argomento nel prossimo articolo di questa rubrica).

- Ma cosa accade nella nostra mente quando soffriamo? Anche a causa di un disturbo muscoloscheletrico?

A livello psicologico, spesso il disturbo fisico è accompagnato da un’ansia anticipatoria di sentire dolore, dalla paura di non ricevere aiuto in caso di bisogno, dalla percezione di un senso di vulnerabilità e fragilità personali, dalla sensazione di non avere una via d’uscita dalla patologia oppure dal timore di essere colti dal dolore in modo improvviso, imprevedibile o in contesti inappropriati.
In queste situazioni la psicoterapia cognitiva e le tecniche cognitivo-comportamentali possono rappresentare un valido ausilio alla fisioterapia e all’esercizio fisico poiché consentono di lavorare su una ristrutturazione degli schemi emotivi e cognitivi del paziente, sulla modificazione delle credenze irrazionali che rischiano altrimenti di generare pensieri negativi sulla propria condizione e sensazioni fisiche sgradevoli, in un ciclo di allerta e ansia cronica che possono condurre persino a condotte di evitamento dei movimenti e di situazioni considerate a rischio.
Tutti questi elementi causano un peggioramento del quadro sintomatologico e una condizione psicologica che non favorisce la remissione dei sintomi in quanto al dolore si associa automaticamente la paura di muoversi, che a sua volta genera l’evitamento di attività, con conseguente riduzione delle proprie capacità fisiche e prestazionali. Considerato che, oltre al dolore fisico si innescano anche i meccanismi psicologici descritti, l’obiettivo di cura del paziente non può essere soltanto la riduzione dei sintomi e del dolore nello specifico, ma deve necessariamente essere anche quello di aiutarlo a diventare più consapevole delle sensazioni legate al disturbo, così che possa riconoscerle e imparare a gestire con successo gli stati emotivi che amplificano il disagio “fisico”.

- Quindi cosa bisogna sapere e cosa è necessario fare?

Spesso i pazienti si sentono sollevati quando acquisiscono “una mappa” del proprio disturbo grazie al lavoro congiunto del fisioterapista e dello psicoterapeuta, perché si sentono più orientati, riescono a dare una senso al loro disturbo ed escono dal caos avendo la consapevolezza di aver acquisito degli strumenti per poter alleviare, anche in modo autonomo, la propria sofferenza, ad esempio attraverso esercizi riabilitativi che possono mettere in pratica anche a casa o sul posto di lavoro.
E’ necessario per il paziente conoscere insieme al fisioterapista quali attività e movimenti può continuare a svolgere e in che modo (pur avendo mal di schiena), in quanto non rischiose. E’ utile sapere, attraverso un consulto fisioterapico specialistico, se il mal di schiena può nascondere o meno una causa insidiosa e grave o se si tratta invece della “comune” lombalgia di cui soffre l’85% delle persone almeno una volta nella vita e che ha una prognosi favorevole. Ma allo stesso tempo è indispensabile sapere anche che lo stress, l’ansia (che si manifestano spesso ad esempio attraverso altre patologie come il colon irritabile e l’herpes) e il sonno disturbato, costituiscono un fattore di rischio per sviluppare il mal di schiena o favorirne la cronicizzazione.
E’ opportuno pertanto che il paziente possa ricevere una presa in cura globale del suo problema, attraverso un approccio terapeutico congiunto che preveda sia la fisioterapia che la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale come strategie di cura, in modo da integrare la dimensione della sofferenza psicologica con quella del dolore corporeo.

“Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso.
Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.”

Marie Curie
Scienziata e Ricercatrice

Dott. OMT Antonello Viceconti – Fisioterapista, Terapista Manipolativo Ortopedico.
www.fisio2000.it

Dott.ssa Elisa Boggeri – Psicologa, Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitiva, socia SITCC (Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva)
www.elisaboggeri.it

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Hai mal di schiena? Risonanze e antidolorifici non risolveranno il tuo problema https://www.fisio2000.it/hai-mal-di-schiena-risonanze-e-antidolorifici-non-risolveranno-il-tuo-problema https://www.fisio2000.it/hai-mal-di-schiena-risonanze-e-antidolorifici-non-risolveranno-il-tuo-problema#comments Wed, 29 Nov 2017 09:49:58 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1242 L’Osservatorio GIMBE mette in guardia: troppa poca fisioterapia, mancanza di supporto psicologico e troppe prescrizioni inappropriate per farmaci analgesici ed esami radiologici

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A seguito della pubblicazione in italiano delle linee guida NICE da parte della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), il presidente Nino Cartabellotta mette in guardia pazienti ed operatori sanitari dal rischio di inappropriatezza nella diagnosi e nella cura del mal di schiena e della sciatalgia. “Le Linee Guida NICE – dice Cartabellotta – documentano che nella valutazione e nel trattamento della lombalgia e/o della sciatalgia la pratica professionale dei clinici e le scelte dei pazienti non riflettono le migliori evidenze scientifiche: alcune prestazioni sanitarie risultano sovra-utilizzate mentre altre ampiamente sotto-utilizzate. Di conseguenza, rispetto a quanto oggi dimostra la ricerca, l’assistenza erogata ai pazienti presenta notevoli margini di miglioramento con risvolti positivi sia sui risultati clinici, sia sull’utilizzo delle risorse”.
In particolare si evidenzia come nel mal di schiena e nella sciatalgia ci siano troppe prescrizioni per esami radiologici (ad esempio le radiografie, la TAC o la Risonanza Magnetica) e come troppi farmaci antidolorifici vengano invece prescritti inappropriatamente. Una valanga di esami diagnostici allungano le liste d’attesa e spesso fanno spaventare inutilmente i pazienti.
“In assenza di segnali d’allarme, tutte le Linee Guida Internazionali affermano che non è necessario effettuare alcun esame radiologico prima delle 4-6 settimane dall’insorgenza del dolore in quanto questi esami non modificano le scelte terapeutiche e spesso si riscontrano anomalie che non hanno direttamente a che fare con il mal di schiena del paziente e che sono presenti anche in persone senza sintomi, già a partire dalla giovane età. Questi esami inappropriati attivano, a cascata, una serie di prestazioni sanitarie inutili come i consulti specialistici e i trattamenti invasivi, con spreco di risorse”.
Esami radiologici e farmaci antidolorifici sono stati eletti quindi a “sorvegliati speciali”. Tuttavia oggi sappiamo che le migliori evidenze scientifiche nel trattamento del mal di schiena suggeriscono degli approcci terapeutici la cui efficacia è stata già dimostrata. L’esercizio Fisico, la Fisioterapia e la Psicoterapia sono tra queste, ma allo stesso tempo risultano essere, secondo la fondazione GIMBE, anche le meno utilizzate: un’evidente contraddizione.
In particolare, per quanto riguarda le terapie psicologiche, l’approccio cognitivo comportamentale può essere efficace perché spesso i pazienti, accanto al malessere fisico sperimentano anche situazioni di disagio emotivo, di ansia e di tristezza. Queste emozioni contribuiscono ad amplificare le afferenze sensoriali dolorose e la sensazione di non avere via d’uscita dal proprio disturbo, alimentano la paura di non poter affrontare le attività quotidiane a causa del dolore (o meglio della paura di provare dolore) e conducono spesso le persone ad utilizzare strategie di evitamento dei movimenti che sono invece necessari nella vita di tutti i giorni. Per questa ragione è fondamentale aiutare il paziente ad acquisire la capacità di esprimere emotivamente, e se possibile anche linguisticamente, le proprie emozioni e sensazioni.
Affronteremo più nel dettaglio questo argomento nel prossimo articolo di Novembre grazie al contributo della dottoressa Elisa Boggeri, psicologa e psicoterapeuta che lavora a Genova e Novi Ligure e che collabora con lo Studio FISIO 2000 nella gestione integrata dei pazienti che soffrono soprattutto di dolore muscoloscheletrico cronico. La visione della collaborazione è quella di poter lavorare in sinergia, fisioterapista e psicologo, e nel poter alleviare la sofferenza che per forza di cose colpisce non solo il fisico ma anche il nostro modo di rapportarci con esso e i nostri comportamenti.

Dott. OMT Antonello Viceconti – Fisioterapista, Terapista Manipolativo Ortopedico (OMT), Specializzato in Riabilitazione dei Disturbi Muscoloscheletrici.

Dott.ssa Elisa Boggeri – Psicologa, Psicoterapeuta cognitivista, socia SITCC (Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva)

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Tecar: quello che non si dice sulle terapie vendute ai pazienti https://www.fisio2000.it/perche-non-abbiamo-mai-utilizzato-la-tecar-nel-nostro-studio-di-fisioterapia https://www.fisio2000.it/perche-non-abbiamo-mai-utilizzato-la-tecar-nel-nostro-studio-di-fisioterapia#comments Tue, 19 Sep 2017 17:50:00 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=1191 Un approfondimento dovuto sulla scelta di non affidarsi alla tecarterapia.

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Molto spesso riceviamo telefonate da pazienti che prima ancora di parlare del problema di cui soffrono chiedono se è possibile fare delle sedute di TECAR presso il nostro studio. A questa domanda rispondiamo sempre di no, affermiamo che il nostro studio non possiede alcun apparecchio medicale, che non fa parte e non farà parte in futuro delle nostre dotazioni tecniche.
Dal momento che la risposta può sembrare “decisa” e generare dubbi, è nostra abitudine spiegare i motivi della scelta ai nostri pazienti, visto che il compito di un operatore sanitario dovrebbe essere anche e soprattutto quello di informare ed educare i propri pazienti.
Preferiamo il “no, non ce l’abbiamo e se mi da due minuti le spiego anche il perché…” al “no, provi da un’altra parte”… anche perché in questi anni avremmo potuto investire senza problemi su questo macchinario (con tutto il business che ne sarebbe derivato) se non fossimo stati veramente convinti della nostra scelta.
Esiste un detto anglosassone nel mondo scientifico, forse un po’ eccessivo ma sicuramente pragmatico come solo i britannici sanno essere, che dice “Dimostralo oppure abbandonalo”. Ed è questo il motivo principale per cui, nonostante le molte offerte di acquisto da parte di innumerevoli venditori del settore e le altrettanto innumerevoli richieste e telefonate da parte dei pazienti non ce la siamo mai sentita di proporre questa terapia.

Riguardo questo macchinario, di cui negli ultimi 10 anni si è sentito parlare ovunque, sono in realtà pochissimi (solo 4) gli studi pubblicati in merito alla sua efficacia nell’ambito delle patologie muscolo-scheletriche, per di più su riviste di basso livello e con diverse criticità metodologiche.
Tra l’altro si tratta di articoli quasi tutti provenienti da autori italiani e senza approfondire il tema verrebbe da pensare ad una grandiosa scoperta nostrana. Cosa ne pensano però i maggiori esperti al mondo?
Se fosse una terapia innovativa non potrebbe non essere conosciuta anche all’estero da chi si occupa da anni di ricerca e trattamento in ambito muscolo-scheletrico. E invece nulla… all’estero non ne hanno sentito nemmeno mai parlare.
Lo testimonia un’intervista che ha condotto personalmente il dottor Alessandro Giannini e che potete leggere, insieme alle altre tre puntate di cui si compone il suo “J’accuse”, al link riportato in fondo all’articolo.

I migliori esperti al mondo nell’ambito delle tendinopatie (dott.ssa Jill Cook, autrice di più di 100 articoli scientifici), del mal di schiena (dott. Peter O’Sullivan, autore di quasi 600 articoli scientifici) e altri esperti di patologie della spalla (dott.ssa Jo Gibson) e di pubalgia (dott.ssa Enda King) non ne hanno mai nemmeno sentito parlare.
Un fenomeno tutto italiano, quindi, che troppo spesso è utilizzato e accettato nella pratica clinica e che dovrebbe quantomeno alimentare dei dubbi sull’effettiva efficacia, senza fare affidamento sul classico “Eppure funziona” frutto più di sensazioni personali che di reali studi scientifici alla base.
Sono questi i veri quesiti ancora non affrontati in ambito scientifico relativi all’uso della TECAR. Potrebbero sembrare quesiti di poco conto e invece sono necessari per stabilire che una Terapia “A” funzioni o meno rispetto ad una Terapia “B” o rispetto al non far nulla.

Per concludere non possiamo che essere totalmente d’accordo con il dottor Giannini: “Dobbiamo smettere di utilizzare la tecar? Io credo proprio di si”.
Almeno fino a quando non ci saranno studi pubblicati di buona qualità e rigore metodologico che ci facciano pensare il contrario, non ce la sentiamo di far spendere soldi ai nostri pazienti in terapie il cui effetto dipende solo nella fiducia che esse funzionino e che il paziente ci creda.

Per approfondimenti sui presunti meccanismi alla base del successo della TECAR vi invitiamo a leggere l’articolo del dott. Giannini che potete trovare al link seguente:
Link – Parte 4

Per gli altri approfondimenti sulle basi teoriche della TECAR e le altre “Puntate” della rubrica del dott. Giannini:

Link – Parte 1
Link – Parte 2
Link – Parte 3

Dott. Ft. OMPT Antonello Viceconti

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Servizi offerti da Fisio 2000 in ambito sportivo https://www.fisio2000.it/servizi-fisio-2000-in-ambito-sportivo https://www.fisio2000.it/servizi-fisio-2000-in-ambito-sportivo#comments Thu, 16 Jul 2015 23:49:04 +0000 http://www.fisio2000.it/?p=502 Fisio 2000 in ambito sportivo propone agli atleti di qualsiasi livello una gamma di servizi specifici come i programmi per la prevenzione degli infortuni.

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Fisio 2000 in ambito sportivo propone agli atleti di qualsiasi livello i seguenti servizi:

– Programmi riabilitativi specifici nel calcio, pallavolo, basket, ciclismo e running.

– Programmi specifici per la prevenzione degli infortuni sulla base delle indicazioni del protocollo fifa 11+.

– Programmi per la prevenzione delle tendinopatie, delle pubalgie, delle distorsioni e delle lesioni muscolari negli atleti.

– Valutazione specifica del rischio di infortuni agli arti inferiori.

Per maggiori informazioni visitate la pagina Contattaci.

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